Primo fiocco rosa in casa Animenta: in questo articolo trovate la storia e le parole di Federica, un racconto sul primo Animenta Camp, un racconto di scoperta di sé oltre il Disturbo Alimentare.
Anno nuovo, vita nuova. Letteralmente!
Non è facile, sai, parlare di me stessa. 36 anni, in amenorrea pressoché da dopo l’adolescenza anche a causa del sottopeso mi e dell’Anoressia. E invece, eccomi: neomamma! Vorrei tanto ringraziare mio marito e chi mi ha sostenuta a livello professionale. E vorrei lasciare un pensiero a noi che affrontiamo quotidianamente questa difficoltà chiamata disturbo alimentare.
Una vita nuova, dopo la vita dell’Anoressia
Benvenuta, piccola vita!
La tua mamma ti guarda ancora incredula e vede in te la tenacia unita alla grande pazienza che, tra alti e bassi, hanno caratterizzato questi anni di malattia.
Perché la vita è un cammino fatto di strade che scegli come percorrere. E io ho trovato vari modi per sperimentarla.
Le strade della mia vita
Procedo a passi regolari quando tutto scorre, provo, fallisco, ritento un’altra strada. A volte è un labirinto. Grazie alla mia terapista ho trovato percorsi di uscita.
Mi fermo quando mi sento sopraffatta dalla pesantezza delle relazioni, del cibo, forzando il mio corpo con un inconsolabile controllo. Un corpo percepito come estraneo, una utile maschera di perfezione, sempre attiva, incapace di rilassarsi, in costante confronto con gli altri e alla morbosa ricerca dell’approvazione esterna, cercando sempre di non deludere le aspettative.
Procedo di corsa quando mi accorgo che il tempo passa, alcune persone prendono strade differenti, altre ti mostrano il loro amore standoti accanto e facendoti capire quanto vali, anche se continui a non crederci.
Ho corso e mi sono sentita viva, respirando a pieni polmoni e sentendo l’aria fredda entrare in me. Ho capito che il momento è qui, adesso, si offre per essere vissuto, gustato, senza troppo rimandare a un “dopo” che la bilancia non sarà mai in grado di definire.
Ogni giorno mette 24 ore a mia disposizione. Come cita uno scrittore: “l’alba ti fa capire che, per quanto possa essere rumoroso il tonfo della tua caduta, domani il sole sorgerà lo stesso. Di cosa ti preoccupi tanto? Provaci, tanto vale rischiare. Perché un giorno sarai polvere al vento e vorrai solo tonare indietro e darti quella possibilità, la possibilità di essere felice”.
Piccola mia, sei venuta al mondo nonostante l’anoressia
Ebbene, piccola mia, sei venuta al mondo nell’incredulità medica e nella fatica fisica. Sei venuta al mondo nonostante l’Anoressia non lo volesse.
Se guardo i tuoi piccoli occhi pieni di vita, speranza e curiosità, il mio cuore si stringe e si riempie di gratitudine verso tutti coloro che mi hanno aiutata. Prima, durante e dopo la gravidanza: la mia terapeuta, la nutrizionista, la fidata ginecologa.
Il Camp di Animenta 2024: c’è altro oltre la malattia
Poi, il punto di svolta: l’esperienza del Camp di Animenta 2024. Il Camp è stato un ambiente di condivisione, conforto e confronto, libero da pregiudizi e alla presenza di figure professionali motivatrici e con profonda competenza.
Nonostante per anni abbia maltrattato, sacrificato e anche dimenticato il mio corpo, ora esso stesso mi ha permesso di tornare a vivere e godere di una gioia e un amore così intensi che, ogni tanto, penso proprio di non meritare. Mi ha permesso la gioia di essere madre. E il Camp ha avuto un ruolo fondamentale in tutto questo: mi ha mostrato di cosa sono capace.
Mi sono resa conto di quanto il mio corpo sia una macchina perfetta: pronto, nonostante tutto, ad affrontare ogni sfida (e pure con grandi successi!). Mai avrei pensato di “ringraziare” la malattia per avermi aperto gli occhi su quanto sia importante rispettarci, sentirci e assaporare ogni momento che ci è donato.
E dunque, piccola mia, ti lascio l’augurio di essere sempre “in cammino”, lentamente o velocemente secondo i tuoi tempi, assaporando l’alba di ogni nuovo giorno.
Allora buon cammino, piccola di Animenta!

L’articolo è stato scritto da Federica, che ha raccontato la sua storia




