Car* professionista, accetta pazienti con un corpo grasso

corpo grasso professionista

Quando un paziente entra nel tuo ambulatorio non porta solo un corpo: porta una storia, un vissuto e bisogni di salute. Eppure, per le persone con corpi grassi, troppo spesso il primo ostacolo non è la malattia, ma lo sguardo giudicante di chi dovrebbe curarle.

Questo articolo è un invito da professionista sanitario a professionist* sanitari*: medici, infermier*, dietist*, psicolog*, fisioterapist*. Un invito a fermarsi e chiedersi: sto davvero offrendo cure adeguate a chi ha un corpo non conforme agli standard?

Lo stigma del peso esiste anche in ambito sanitario

Il termine “stigma” descrive una caratteristica fisica o caratteriale che etichetta la persona come meno socialmente valida.

L’obesità, malgrado l’alta prevalenza nella popolazione (circa 1/3 della popolazione americana e il 12% della popolazione italiana) è una caratteristica molto spesso stigmatizzata. Le evidenze empiriche dimostrano come le persone affette da obesità generino nell’altro emozioni come disgusto, rabbia e colpa.

Numerose revisioni sistematiche dimostrano che il bias sul peso è presente in medici, infermier*, dietist* e studenti delle professioni sanitarie, con molti professionisti sanitari attribuiscono inconsciamente alle persone grasse caratteristiche come “scarsa motivazione”, “pigrizia”, “mancanza di autocontrollo”.

Occorre precisare che non si tratta di cattiva volontà medica: si tratta di bias impliciti, cioè atteggiamenti interiorizzati culturalmente, spesso inconsapevoli, che però producono effetti molto concreti.

Le conseguenze cliniche del pregiudizio verso il corpo grasso

Lo stigma non è solo una questione etica o relazionale: è un problema di salute pubblica.

Le persone in corpi grassi rimandano visite mediche per paura di essere giudicate, evitano controlli preventivi o ricevono diagnosi tardive perché i sintomi vengono attribuiti automaticamente al peso. Oltre a ciò, vivono esperienze sanitarie umilianti o invalidanti.

Quante volte un mal di schiena, un dolore addominale, un problema ormonale vengono liquidati con un generico “deve solo dimagrire”, senza ulteriori approfondimenti?

Questo atteggiamento riduce l’aderenza alle cure, peggiora l’alleanza terapeutica e può portare a errori diagnostici.

Non è solo una questione di BMI

Il modello biomedico dominante tende a ridurre la salute a un numero: l’Indice di Massa Corporea (IMC o BMI in inglese).

Ma sappiamo bene che il BMI è uno strumento statistico, calcolato sulla base del peso e altezza.

Il BMI non tiene conto di diverse strutture ossee, composizione corporea (es. corpo più muscolare vs sarcopenico) o della diversa proporzione di grasso corporeo che serva alla singola persona per avere, ad esempio, una corretta funzionalità ormonale. Persone con lo stesso BMI possono avere condizioni metaboliche completamente diverse; salute e peso non sono sinonimi.

Continuare a considerare il dimagrimento come unico obiettivo terapeutico significa ignorare determinanti fondamentali: alimentazione, movimento, sonno, salute mentale, condizioni socio-economiche.

Accettare il paziente, non “normalizzare” il corpo

Accettare pazienti in corpi grassi” non significa negare i rischi legati all’obesità né rinunciare a promuovere stili di vita salutari. Significa accogliere la persona senza giudizio, ascoltare i sintomi senza filtrarli attraverso il pregiudizio del peso, offrire cure adeguate indipendentemente dalla taglia. Significa riconoscere che il dimagrimento non è sempre possibile né prioritario e che anche un corpo grasso è un corpo degno.

Piccoli cambiamenti che fanno la differenza

Rendere uno spazio sanitario realmente inclusivo non richiede rivoluzioni, ma attenzione concreta.

Alcuni esempi pratici possono essere:

  • L’utilizzo di sedie, lettini, bracciali per la pressione e strumentazioni adatte a corpi di diverse dimensioni;
  • Evitare commenti non richiesti sul peso;
  • Chiedere il consenso prima di pesare un paziente;
  • Non attribuire automaticamente ogni problema clinico all’obesità;
  • Utilizzare un linguaggio rispettoso e non stigmatizzante;
  • Formarsi sui bias impliciti.

Sono gesti semplici, ma capaci di trasformare radicalmente l’esperienza di cura.

Un appello a* professionist*

Curare significa creare un luogo sicuro.

Se una persona esce dal nostro studio sentendosi colpevole, inadeguata o umiliata, non abbiamo fallito solo sul piano umano: abbiamo fallito anche come clinici.

Accettare pazienti in corpi grassi vuol dire riconoscere la loro dignità, la loro complessità, il loro diritto a ricevere cure di qualità.

La vera competenza professionale passa anche da qui: dalla capacità di guardare oltre il peso e vedere, finalmente, la persona.

Car* professionista, la prossima volta che una persona in un corpo grasso si siederà davanti a te, prova a chiederti: sto curando un peso, o sto curando una persona?

Fonti

Weight bias among health care professionals: A systematic review and meta-analysis (Lawrence BJ et al., Obesity Research 2021)

Impact of weight bias and stigma on quality of care and patient outcomes (Phelan SM rt al; Obes Rev 2015)

Dal pregiudizio all’obiettività: impatto dello stigma sull’approccio clinico e sociale dell’obesità (https://jamd.it/en/doi/dal-pregiudizio-allobiettivita-impatto-dello-stigma-sullapproccio-clinico-e-sociale-dellobesita/)

L’articolo è stato scritto da Valentina, volontaria dell’Associazione

Contenuto a cura di Animenta

PASTA DI SEMOLA DI GRANO DURO LUCANO

Rasckatielli

Pasta Secca 500g

Ingredienti: Semola di Grano Duro Lucano del Parco Nazionale del Pollino, Acqua.

Tracce di Glutine.

Valori Nutrizionali

(valori medi per 100g di prodotto)

Valore energetico

306,5 kcal
1302 kj

Proteine

13,00 g

Carboidrati

67,2 g

Grassi

0,5 g

Prodotto e Confezionato da G.F.sas di Focaraccio Giuseppe
Zona Mercato 85038 Senise (PZ)
P.Iva 01779910767