La nostra società è radicalmente abilista: tendiamo ad avere in mente un’immagine fortemente stereotipata dell’individuo affetto da disabilità, e proprio per questo escludiamo a priori le persone affette da disabilità da alcuni scenari della vita quotidiana, come se fossero riservati solo a chi non soffre di disabilità.
Tra questi scenari, talvolta ci sono i Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA).
Il fenomeno della Barbie Autistica
Per capire meglio quanto le persone affette da disabilità vengano continuamente raggruppate erroneamente sotto un comune denominatore, citiamo una recentissima notizia: Mattel ha prodotto una nuova Barbie™, la Barbie autistica.
A primo impatto, questa bambola potrebbe sembrare un gesto di inclusività. Tuttavia si potrebbe dare una lettura leggermente differente: è come se fosse sottintesa l’ipotesi per la quale tutte le altre Barbie™ non possano essere affette da disabilità. Citando il ragionamento espresso in un video pubblicato su TikTok da Sara Balotta, (@inpuntadipiedini, madre di due bambini, di cui uno affetto da autismo): “La Barbie™ veterinaria – come qualsiasi altro tipo di Barbie™- potrebbe essere autistica, come potrebbe non esserlo”.
Questo processo di ghettizzazione è estremamente comune, tanto da toccare anche la sfera dei DCA. Nell’immaginario comune, una persona affetta da DCA ha solitamente uno sviluppo neurotipico, oppure è priva di disabilità fisiche, come se le persone disabili fossero esonerate da qualsiasi fattore scatenante e/o predisponente all’l’insorgere di un DCA.
I DCA e le disabilità rappresentate dall’immaginario comune
La verità è che nella visione limitata dell’immaginario comune, i DCA sono legati esclusivamente all’insoddisfazione del proprio fisico (quando invece fattori genetici, stress cronico e traumi psicologici possono essere altre cause significative, come evidenziato in una ricerca pubblicata su PsychologyToday).
La società porta anche i paraocchi per quanto riguarda l’immagine dell’individuo disabile: si pensa sempre ad una persona poco curata, come se non fosse “degna” di decoro. Paola, la madre di una ragazza disabile,Marta, smentisce questa ideologia in un video postato sul suo profilo TikTok (@imartuccia09), in cui parla di quanto sia importante il diritto al decoro e alla cura dell’estetica e/o della persona anche per le persone disabili.
Unendo queste due immagini distorte presenti nella mente della collettività, capiamo bene perché sembra non essere contemplato che una persona disabile possa soffrire di DCA: il ragionamento (fallace) risulta spesso essere “le persone disabili sono generalmente trasandate, perciò perché mai dovrebbero arrivare a soffrire di un disturbo che nasce dalla ricerca della perfezione estetica?”.
DCA e disabilità fisiche
Comunque, gli studi evidenziano in maniera marcata la fallacia del ragionamento precedentemente citato. Parlando di disabilità fisiche, uno studio pubblicato sulla National Library of Medicine, evidenzia come le persone con certe tipologie di disabilità presentino una maggiore prevalenza di problematiche concomitanti legate alla salute mentale, che possono esporle al rischio di insorgenza di DCA. In particolare sono stati esaminati individui con spina bifida, paralisi cerebrale, sclerosi multipla, trauma cranico, lesione del midollo spinale e ictus. Tra le persone con disabilità fisiche, si riscontrano tassi più elevati di percezione scarsa dell’immagine corporea riferita dall’individuo rispetto alla popolazione generale.
DCA e disabilità intellettive
Parlando invece di disabilità intellettive, possiamo citare uno studio pubblicato sempre sulla National Library of Medicine. Qui è stata osservata la prevalenza dei disturbi dell’alimentazione negli adulti con questa tipologia di disabilità. I risultati sono chiari: Il 4,3% del campione soddisfaceva pienamente i criteri diagnostici per l’anoressia nervosa, il 6,7% per la bulimia nervosa (BN) e il 22,8% per il disturbo da alimentazione incontrollata (BED).
Una disabilità, dunque, che sia intellettiva o fisica, non impedisce all’individuo che la porta di soffrire di DCA.
Cosa vuol dire, in fondo, discriminare?
Possiamo concludere con una riflessione.
Discriminare una persona disabile non vuol dire solo rivolgerle degli insulti o non includerla in attività sociali. Vuol dire anche non contemplare l’idea che determinate problematiche come i DCA, o comunque un qualsiasi scenario, situazione o contesto (sia positivo che negativo), possa dall’appartenere alla quotidianità di un individuo disabile. Solo perché si pensa che siano riservati alla sola fetta di popolazione priva di disabilità, si preclude, di fatto, alle persone disabili un’ingente quantità di situazioni.
Questa è, forse, una forma di discriminazione più sottile e tagliente. Essa è radicata nel tanto citato “immaginario comune”, che quasi sempre sbaglia, perché basato su generalizzazioni fortemente stereotipate ed erronee. Escludendo la possibilità che queste situazioni possano appartenere anche alla sfera di vita degli individui disabili, è come se chi non ne è affetto si ergesse su un piedistallo. È come quando si dice ad un bambino “queste sono conversazioni da adulti, tu non puoi capire”. Peccato che chi è affetto da una disabilità, possa, purtroppo, sapere molto bene cosa voglia dire soffrire di DCA.
L’articolo è stato scritto da Martina, volontaria dell’Associazione




