L’errata supposizione che i disturbi alimentari(DCA) colpiscano solo giovani donne ha portato a non considerare con altrettanta attenzione i ragazzi che ne soffrono. Infatti, come è vero che questi disturbi possono assumere forme diverse, questi non fanno discriminazione di genere o età.
“Ogni minuto, tutto ciò a cui pensi è il cibo: il consumo, il rifiuto. Non pensi ad altro. […] il disturbo alimentare era imprigionante” ha dichiarato Christopher Eccleston, conosciuto per il suo ruolo nella serie televisiva Doctor Who.
“Passavo giorni interi, a volte anche due o tre giorni di fila, senza mangiare assolutamente nulla. La situazione era diventata piuttosto grave, anche se all’epoca non me ne rendevo conto”. Queste le parole di Zayn Malik, ex membro della nota band degli One Direction.
Ancora, Ed Sheeran ha dichiarato nel 2023 di aver sofferto di un disturbo alimentare, lottando contro abbuffate compulsive e di essersi sentito per molto tempo “quello grasso”.
Non solo nel mondo dello spettacolo, ma anche nello sport: vari atleti hanno parlato apertamente delle proprie difficoltà riguardo la percezione del proprio fisico e un’estrema attenzione a mettere molta massa muscolare.
Cosa emerge dai dati in merito ai DCA tra i ragazzi?
Da stime recenti è emerso che un paziente su quattro con disturbi del comportamento alimentare sia di sesso maschile, e che manifesti sintomi con un’insorgenza generalmente più tardiva rispetto a quella delle ragazze. Solo negli Stati Uniti, i disturbi alimentari colpiscono 6,6 milioni di uomini nel corso della loro vita. Si tratta di numeri importanti, che potrebbero rivelarsi anche più grandi, considerando i casi che non vengono diagnosticati.
Accade spesso che anche le persone più vicine a chi soffre di DCA non riescano a riconoscere i segnali, non sempre evidenti, e ciò può durare anche per molto tempo. Gli uomini possono soffrire di qualsiasi tra le forme dei disturbi alimentari ma, spesso, il focus è il raggiungimento corpo muscoloso e tonico idealizzato più che al dimagrimento. Questi obiettivi possono essere considerati in modo positivo anche quando sfociano nell’eccesso.
La forma fisica come ossessione
Un’eccessiva fissazione sulla costruzione di muscoli e di un fisico tonico possono essere sintomo di dismorfia muscolare (o vigoressia). Nonostante non sia ancora riconosciuta ufficialmente come una categoria diagnostica, la vigoressia presenta tutti i criteri di una condizione che mina la salute mentale e fisica dell’individuo attraverso un rapporto complicato con il cibo e con la percezione del proprio corpo. Spesso è accompagnata da un’intensa insoddisfazione verso la propria immagine corporea, dal continuo paragonarsi ad altre persone e anche dalla depressione.
Queste attitudini all’allenamento e al perseguimento di un ideale fisico di per sé non sono da scoraggiare, se rientrano nell’ambito di aumentare il benessere della persona. Tuttavia, se portate alla soglia della patologia, possono implicare conseguenze dannose per fegato, reni e cuore per via dell’abuso di steroidi, integratori proteici e non, usati per raggiungere l’obiettivo.
Altre problematiche da non sottovalutare che posso insorgere ma possono portare a bassi livelli di testosterone (che può portare a ginecomastia e infertilità) e di vitamina D e quindi a problemi alle ossa quali osteopenia e osteoporosi.
Ma perché non è evidente la differenza tra sano e dannoso?
Tra le motivazioni principali c’è la difficoltà a comunicare questo malessere, a causa di uno stigma sociale che scoraggia gli uomini dal parlare dei propri sentimenti per non essere considerati vulnerabili o poco virili e, per, questo essere giudicati negativamente. Questo ha come risultato una minor possibilità per i ragazzi di ricevere una diagnosi rispetto alle donne, che presentano una probabilità di 1.5 volte maggiore di vedere la propria malattia diagnosticata e trattata.
I fattori di rischio coinvolgono la genetica, una predisposizione caratteriale ad ansia, perfezionismo e comportamenti compulsivi, un ambiente (soprattutto sportivo) molto focalizzato sulla competitività e sulla discriminazione. L’effetto del giudizio sociale si vede anche nel maggior numero di pazienti con DCA che fanno parte della comunità LGBTQIA+, spesso soggetti a maggiori discriminazioni sulla base del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere.
A che segni guardare per capire se una persona cara sta attraversando un DCA?
Spesso chi sta attraversando un periodo difficile manda segnali non sempre espliciti ma significativi. In questo caso i ragazzi potrebbero manifestare sintomi emotivi e comportamentali come una maggiore ansia e irritabilità (specialmente prima o dopo i pasti), depressione, paura di prendere peso e conseguente ricorso a diete restrittive.
A questi si aggiungono tanti altri comportamenti legati all’esercizio fisico che dovrebbero essere attenzionati:
- lo sfruttamento dell’esercizio fisico usato come metodo per compensare le calorie assunte,
- la fissazione per le calorie assunte e il ricorso a costanti cicli di “bulking” (ovvero periodi dove si mangia molto per mettere su massa muscolare) seguiti da cicli di “cutting” (dove si limita l’importo di calorie assunte al fine di ridurre il grasso corporeo),
- la rigidità nell’assunzione di determinati alimenti
A questo punto, come intervenire?
La prima cosa da fare quando si notano questi comportamenti è incoraggiare il dialogo in modo libero e aperto, così da poter avere un confronto e capire meglio come aiutare la persona che si ha davanti. La vicinanza di famiglia e amici è molto importante per offrire supporto emotivo e aiutare a ricercare un trattamento professionale per poter stare meglio.
Prima si interviene meglio è, sia per trattare che per prevenire ulteriori complicazioni mediche. Il trattamento consiste in una riabilitazione nutrizionale, accompagnata da una terapia psicologica (di gruppo o individuale) e altri interventi clinici mirati a seconda dei bisogni individuali. Il tutto sotto l’attenta supervisione di espert* e con l’aiuto di gruppi di supporto, oltre che di quello dei cari.
Quello dei disturbi del comportamento alimentare tra gli uomini è un tema ancora poco discusso le cui radici affondano nella stereotipizzazione, nello stigma e nella pressione sociali. Solo ultimamente sta trovando più spazio nel dibattito e nell’informazione pubblica grazie anche alle numerose testimonianze di chi ci è passato, validissimi aiuti per incoraggiare i giovani che stanno attraversando esperienze simili a parlare della loro sofferenza, e sconfiggere non solo il mostro del disturbo, ma anche quello della “demonizzazione” sociale.
L’articolo è stato scritto da Arianna, volontaria dell’Associazione




