Animenta racconta i disturbi alimentari – La storia di Alessia

Mi chiamo Alessia, ho 22 anni e abito in un piccolo paesino nella provincia di Pisa. Ho una famiglia stupenda che mi ama, un ragazzo che mi rende ogni giorno più felice, amiche e amici con la “A” maiuscola. Eppure, nella mia testa, qualcosa è andato storto. Procediamo per ordine.

Ho sempre avuto un rapporto abbastanza conflittuale con il mio corpo, ma come la maggior parte delle ragazze adolescenti ha, niente di preoccupante. Trovavo difetti nelle mie gambe, nella mia pancia “non piatta” e nel mio poco seno, ma niente di tutto ciò era mai sfociato in qualcosa di troppo ossessivo.

Dall’età di 10 anni ho sempre praticato pallavolo. Mi allenavo spesso e mangiavo davvero bene; mi concedevo ogni sfizio che mi passasse per la testa, le uscite fuori anche più sere di fila. Avevo un rapporto spensierato verso il cibo che ora purtroppo, ricordo solo con forte nostalgia.

Settembre 2019

Era Settembre 2019 e per una serie di motivi dovetti smettere di giocare a pallavolo. L’inizio dell’Università me lo rendeva impossibile così decisi di iscrivermi in palestra. La scelta di abbandonare lo sport (praticato a livello agonistico) coincideva con la presa di decisione di prendere la pillola anticoncezionale. Così, nella mia testa, a causa dei mille discorsi sulla pillola come: “ti fa lievitare!” o “ingrasserai sicuramente”,  si creò l’equazione drastica: “abbandono della pallavolo + pillola = diventi grassa”.

Presi l’impegno della palestra seriamente, mi allenavo più volte a settimana e fino a quel momento tutto procedeva normalmente. Mangiavo, uscivo spesso con gli amici e facevo molte serate in discoteca.

Dove nasce il problema?

Marzo 2020. Scoppia la pandemia da Covid-19, l’Italia va in quarantena. Da quel momento, panico.

È il pomeriggio del 9 Marzo, un lunedì, alla televisione annunciano il lockdown ed io ero in camera come un qualunque giorno di sessione a studiare. Ad un certo punto della giornata mi viene fame così decido di fare merenda. Vado in cucina e prendo una normalissima barretta ai cereali, nel mentre, mi metto a guardare una serie tv. La barretta era finita e la serie tv stava continuando, non ero abbastanza sazia così inizio a mangiare anche dei biscotti direttamente dal pacco. Tempo che me ne accorgo, avevo finito il pacco. Ricordo l’ansia che mi prese in quel momento accompagnata da una voce nella mia testa che diceva nauseata: “Alessia fai schifo!”. Proprio da quell’episodio, nasce in me un pensiero distruttivo. Avevo il terrore di restare chiusa in casa per tutto quel tempo perché avrei mangiato più del dovuto senza fare alcun tipo di movimento. In qualche modo avrei dovuto compensare quanto accaduto e così è stato.

Da quel giorno in poi tutto andò peggiorando

Inizia una dieta “fai da te” basata su tutte quelle idiozie che circolano su internet come “pizza fit senza calorie” o “biscotti light zero zuccheri”. Praticamente mangiavo aria. Come se tutto ciò non bastasse, oltre ad aver drasticamente tagliato qualsiasi alimento dalla mia alimentazione, mi allenavo costantemente. Un giorno, che purtroppo tengo impresso nella mia memoria, dissi a mia madre che stava preparando il pranzo che avevo mal di pancia così da farmi giusto due zucchine lesse. In realtà, stavo benissimo. Mentivo ed inventavo scuse.

I giorni passavano e il mio corpo cambiava. Inizialmente mi piacevo, ma purtroppo non sono più riuscita a fermarmi.

È il 4 Maggio del 2020

La quarantena è appena finita e si possono vedere i congiunti. Rividi il mio, ormai, ex-ragazzo e la prima cosa che mi disse quando ci vedemmo fu “stai benissimo!”. Io quindi pensai subito che dovevo restare così, magra. Solo così sarei stata bella. Non capivo cosa stesse succedendo. Volevo solo seguire il mio piano alimentare, allenarmi e vedere un peso diverso. Non mi interessava altro.

La perdita di peso chiaramente si riversò sull’umore. Iniziai ad essere facilmente irritabile, poco gioviale, irascibile e ansiosa per qualsiasi cosa mi venisse detta. Pensavo costantemente a cosa mangiare, alle calorie, a leggere ossessivamente le etichette dei prodotti. Sapevo a memoria tutte le caratteristiche dei cibi che mangiavo e quando mi veniva proposto qualcosa di nuovo, del quale non conoscevo gli ingredienti o che non avevo preparato io la risposta era solo una: ansia. Vivevo tutto molto male.

La mano dal cielo arriva, finalmente, due mesi dopo

Era una domenica di fine luglio. Dopo pranzo sarei partita col mio ex-ragazzo per un weekend in Liguria a trovare i suoi nonni. All’ora di pranzo mio padre si stava per mettere a cucinare e mi propone qualcosa (che attualmente non ricordo) da me concepito come “fuori dagli schemi”, un cibo proibito come poteva essere un piatto di pasta o delle braciole fritte.

Io, già ansiosa per il weekend che mi aspettatava, gli risposi molto male. Urlai e mi irritai esageratamente. Ugualmente lui non si contenne e mi disse che avevo esagerato, che dovevo mangiare e che dovevo finirla con questa storia. Iniziai a piangere ed uscii di casa. Stavo realizzando tutto e con me lo fece anche mia mamma. Venne fuori, mi prese e mi abbracciò e mi disse. “Alessia, hai bisogno di aiuto”.

Ho quelle parole ancora scolpite in testa

Avevo bisogno di aiuto. Ero malata. Mamma decise di portarmi da una psicoterapeuta specializzata in disturbi alimentari così da capire come proseguire. Io quel weekend partii comunque, ma ovviamente non l’ho vissuta come avrei dovuto e voluto. Stetti tre giorni a pensare al cibo e alle conseguenze dei pasti. Tutto era in funzione del cibo. Non riuscivo a godermi la vita.

Lunedì, tornata a casa, andai con i miei genitori dalla psicologa. Prima entrarono loro e parlarono circa una mezz’ora dopodiché fu il mio turno. La prima seduta, come per qualsiasi situazione, è abbastanza conoscitiva. Parlai di me, dei miei hobby e della mia vita personale. Solo dopo introdussi la situazione. Mi piacque molto la seduta così decisi di andare in terapia. Intrapresi quel percorso nel Luglio 2020 e lo portai avanti fino a Giugno 2021. Dopo le prime tre sedute ebbi la diagnosi. Anoressia nervosa.

I primi periodi di terapia non sono stati facili. Iniziare a mangiare tutto quello che mi spaventava fu un gran colpo. Ho avuto tanti momenti down, attacchi di panico. Passai una vacanza con le mie amiche mangiando il minimo sindacale. Non riuscivo a smuovere la situazione. Ricordo scene di pianto nel vedere mia madre aggiungere l’olio ad una fettina di carne, io che nascondo i pezzi di pane per non mangiarli o che cerco bizzarre strategie per evitare di mangiare cibi per me ancora spaventosi.

Mi è particolarmente impresso un giorno

Era Ottobre ed ero a Firenze con il mio ex ragazzo. Decidemmo di pranzare con la schiacciata dell’ “Antico Vinaio”, un mio grandissimo fear food che però decisi di affrontare. La mangiai tutta ed ero anche abbastanza contenta. Tuttavia, nella mia testa, compensava il fatto che avrei camminato tutto il giorno così da smaltirla. Nel viaggio di ritorno mi propose di andare a cena all’ “Old Wild West” ed io accettai. Non avevo ancora visto cosa volesse dire “tirare troppo la corda”. Cenai con una piadina (altro cibo che mi terrorizzava) e delle patatine. Tornata a casa, è stato molto faticoso. Ci mettemmo a guardare un film ed io scoppiai in una crisi di panico abnorme, piangevo e soffocavo. Non riuscivo a parlare. Nella mia testa era continuo il pensiero di aver mangiato troppo. Sono stati i minuti più lunghi della mia vita, un vero e proprio incubo.

La fine della relazione

Con quel ragazzo mi ci sono lasciata un mese dopo. Purtroppo ero diventata apatica, insensibile. Ogni cosa che mi proponeva era un pretesto per attaccarlo. Non sapevo più come essere felice e non riuscivo a sostenere una relazione. Mi sentivo un peso continuo e non riuscivo a sopportare nessuno al di fuori di me. Lui vide che la situazione stava degenerando e accettò la separazione.

I mesi passavano e il mio peso continuava a scendere. Arriva il Natale, il mio momento preferito dell’anno che però, quell’anno, fu terribile. Con tutte le restrizioni che c’erano, sempre dovute alla pandemia, passai il Natale in casa con i miei genitori, mio fratello e i miei nonni che per me, ragazza cresciuta con una famiglia di 15 persone, era deprimente. Non avevamo detto niente a nessuno riguardo alla mia situazione. Non volevo che la gente sapesse, ma tutti se ne erano accorti. Mi sentivo costantemente osservata per tutto quello che mangiavo e sotto pressione dalle domande “ma questo non lo mangi?” “Hai già finito?”. Fu un incubo.

Passa il Natale, passa il Capodanno, finiscono le feste

La mia vita era entrata in un loop di attività precise, monotone e ferree da seguire. Non c’era molto da fare in giro, le attività di svago erano tutte chiuse così passavo le serate con i miei amici in quei pochi posti in cui potevamo vederci fino al coprifuoco. Inizia la bella stagione, qualche posto riapre e comincia anche la vita notturna. È Giugno 2021 e conosco Luca, il mio attuale ragazzo. 

Usciamo per la prima volta il 18 Giugno. Siamo andati a fare una bevuta verso il mare ed io per la prima volta dopo mesi affrontai una cosa che non riuscivo più neanche a pensare: un drink alcolico. Ordinai 2 mojito. Decisi anche per quel periodo di interrompere la terapia, che poi ripresi perchè sapevo di aver bisogno di aiuto.

Un invito a cena

Dopo qualche uscita, Luca mi invitò a cena fuori. Per me fu un po’ destabilizzante, ma quando ero con lui non pensavo al cibo e questa cosa mi faceva stare bene. Volevo parlargli della mia situazione ma ero preoccupata, essendo 5 anni più grande di me pensavo considerasse tutto solo un “capriccio” come purtroppo molta gente fa. Dirglielo fu la mia salvezza. A cena conclusa entrammo nel discorso e io decisi di raccontargli il mio rapporto con il cibo. Gli dissi che soffrivo di anoressia e che ancora ero spaventata nell’affrontare la vita normale. Lui da lì non si tirò indietro. Io, se lo avesse fatto, lo avrei capito. Sarebbe stato un fardello troppo grande da portarsi sulle spalle, a maggior ragione essendo una ragazza che conosceva da 20 giorni. E invece decise di starmi a fianco.

Il barattolo con i foglietti

Creammo un barattolo con dentro dei fogli con su scritto tutti i cibi che mi terrorizzavano, tutti quei cibi che avevo smesso di mangiare. Pescavamo una volta alla settimana un foglietto e affrontavamo insieme tutto; dalla carbonara, alla pizza al Maxibon; affrontammo la frittura, la pasta al pesto ed il tiramisù. Riuscii piano piano a reintrodurre nella mia alimentazione tutto quello che per tempo vedevo come il male in persona. Mi fece fare davvero notevoli passi avanti.

A settembre 2021 decido poi di ritornare in terapia. Sapevo di non essere guarita e avevo bisogno di supporto. Alla prima seduta mi peso e, per mia sfortuna, solo brutte notizie.

Il mio peso era al limite del ricovero. Avevo tutte le carte in regola per essere mandata in una struttura quindi o mi sarei messa a mangiare di più o l’unica soluzione era l’ospedalizzazione. La situazione mi allarmò molto. Avevo toccato il fondo e forse proprio grazie a quello, a tutta la paura provata, decisi di prendere in mano la mia vita.

Sempre accompagnata dalla mia famiglia ed il mio ragazzo iniziai a mangiare liberamente. Mi concedevo tutto ciò che mi andasse. Facevo il bis di qualche piatto. Andavo a colazione fuori e a mangiare la pizza. Semplicemente, tornai a vivere. A Natale raggiunsi l’obiettivo che mi ero data e il mio peso era quasi in equilibrio. Ad anno nuovo sono partita per l’Erasmus e quando sono tornata, dopo 6 mesi, mi sono fatta tutte le vacanze che volevo e goduta l’estate. A Ottobre mi sono laureata e a Novembre ho iniziato la magistrale.

Sto vivendo finalmente la mia vita.

Non nego che tanti pensieri ancora mi vengono. La mia testa non è completamente vuota, ma a differenza di anni fa non li faccio vincere. Riesco a gestirli. Ho avuto dei momenti down, momenti nei quali pensavo di fare passi indietro ma ho capito che è così. Questo è il percorso ed è fatto di alti e bassi. Con la tenacia e la grinta che mi sono proposta sarò fuori da tutto questo fra molto poco, ho voglia di godermi la vita e di essere libera di fare, e non fare, ciò che voglio.

Ho capite che a nessuno interessa del mio peso e l’unica cosa che voglio da me stessa è la salute ed un benessere a 360°. Col tempo ho capito che c’è speranza.

L’articolo è stato scritto da Alessia, che ha raccontato la sua storia

Contenuto a cura di Animenta

PASTA DI SEMOLA DI GRANO DURO LUCANO

Rasckatielli

Pasta Secca 500g

Ingredienti: Semola di Grano Duro Lucano del Parco Nazionale del Pollino, Acqua.

Tracce di Glutine.

Valori Nutrizionali

(valori medi per 100g di prodotto)

Valore energetico

306,5 kcal
1302 kj

Proteine

13,00 g

Carboidrati

67,2 g

Grassi

0,5 g

Prodotto e Confezionato da G.F.sas di Focaraccio Giuseppe
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