Animenta racconta i disturbi alimentari – La storia di Federica

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Mi chiamo Federica, ho 19 anni e amavo la mia vita. Ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia piena di amore, di quelle che ti fanno sognare sfogliando l’album delle foto e ti fanno ridere, ridere e ancora ridere quando la domenica, a metà mattina, ci si riunisce per poi pranzare e stare tutti insieme. Sono cresciuta con i valori sani, quelli dell’amore, del rispetto e dell’umiltà, e ho cercato di essere sempre una brava rispettosa, così rispettosa che a 13 anni sono stata presa di mira per come mi comportavo, per chi frequentavo. Tutto era diventato oggetto di critica da parte degli altri e sapete perché?

Perché mi ero innamorata di quello che ancora oggi è il mio “yellow”, come direbbe una famosa canzone, e agli altri sembrava strano che uno come lui potesse stare con una come me. Ho desiderato che tutto sparisse, le mie curve, il mio seno, le mie cosce. Ho odiato persino la mia altezza, volevo che non avessero nulla di cui parlare e che non mi accusassero di avere determinati atteggiamenti solo perché avevo un corpo formoso.

Così mi sono ammalata e dopo mesi di sofferenza sono tornata a stare bene, ma questo è solo l’inizio della mia storia. Ho iniziato il liceo, un nuovo capitolo, nuove persone e anche se gli anni sono stati stressanti scolasticamente parlando ed anche emotivamente, io ce l’ho sempre fatta, sono stata felice, ho riso con i miei amici, ho provato emozioni bellissime, ho amato, ho ballato ai concerti dei miei artisti preferiti, ma in mente avevo sempre quel pallino, quando vivevo un periodo intenso, una settimana stressante, scattava il meccanismo di “sicurezza” che sfociava in un “tengo sotto controllo il cibo così da tenere sotto controllo la mia vita”, ma poi dopo succedeva sempre qualcosa di bello che mi faceva ricordare quanto fosse bella la vita.

Poi è arrivato il lockdown

Pochi mesi prima ero andata da un nutrizionista, volevo perdere qualche chilo e tutti mi dicevano “Ma sei sempre a dieta, come fai?”, e io non capivo effettivamente cosa volesse dire, mi piaceva il mio stile di vita, lo sentivo sano.

Era arrivata l’estate e nonostante avessi perso del peso seguendo la dieta, mi vergognavo. Vedevo la mia pancia gonfia, mi sentivo gonfia, le mie cosce sembravano sempre grandi, mi sentivo come se non potessi piacere. Ho iniziato a detestare il mio corpo, ma non riuscivo a mettermi nuovamente a dieta, sentivo la pressione e la paura di esagerare e di ammalarmi ancora. E infine il momento cruciale della mia storia, a settembre: la mia scuola ha chiuso per un caso di Covid, nessuno sapeva che non saremmo mai più tornati in classe.

Eppure è stato così, chiusa in casa ero sola con i miei pensieri. Volevo perdere ancora peso, ma volevo farlo in modo sano, quindi andai da una nutrizionista, ma ero spaventata, perché sapevo che mi avrebbe dato un quantitativo di cibo che per me sarebbe stato comunque eccessivo. Ma sentivo che era il modo giusto per state psicologicamente bene. Il giorno della prima visita non ho retto, ho pianto, avevo il terrore di ingrassare con quel piano alimentare, ma la parte irrazionale aveva già preso il sopravvento. Così il primo mese seguii il piano e poi di nascosto smettevo di farlo, per poter dimostrare che quel piano non mi faceva dimagrire così come diceva lei. Poi il mese dopo scelsi di non seguirlo più e di fingere di seguire quel piano. Ogni mese continuavo ad andare dalla dottoressa, che si complimentava con me per la perdita di peso, fino a quando iniziai a perdere tanto peso in troppo poco tempo.

A quel punto ininziò ad aggiungere alimenti al piano, piano che però non seguivo mai. L’aspetto terribile però era il modo in cui mi faceva sentire. Sembrava da un lato curare tutte le mie preoccupazioni, scuola, università, colmava il senso di paura che provavo per il futuro, per il tempo incerto che stavo vivendo e per l’ansia che avevo su ogni aspetto sociale e relazionale, andavo a dormire con la pancia vuota e questo mi faceva sentire sicura almeno su una cosa della mia vita. Tutto stava andando a rotoli, ma almeno non sarei ingrassata. Sicuramente ho perso dei chili, ma ho anche perso il sorriso, la luce negli occhi, la serenità di guardare e di pensare al cibo, di stare con la mia famiglia che tanto ho amato e di vivere la società con gli altri.

Mi ha tolto la vita. Mi svegliavo la mattina con il costante pensiero del cibo che non potevo mangiare, e senza forze mi collegavo alle video-lezioni senza concentrazione, già stanca alle 9 del mattino e senza forze. Odiavo l’idea di dover uscire a fare anche le cose più semplici come andare a fare la spesa, avevo paura di indossare i miei vestiti, temevo che non mi andassero abbastanza larghi o che si vedessero le curve, volevo un corpo invisibile, per non parlare poi del fatto che vedevo le persone che amavo stare male, i miei genitori soffrivano nel vedermi autodistruggermi e io soffrivo nel vedere loro darsi delle colpe che non avevano. Ho iniziato quindi a stare male, le forze diminuivano, i capelli cadevano, il ciclo era scomparso. Poi d’un tratto ricevetti una notizia: un ragazzo poco più grande di me era morto in un’incidente.

Così ho avuto paura, ho avuto paura di morire infelice. Ho deciso di contattare una specialista e di iniziare un piano di recovery ed è stata la scelta più difficile e allo stesso tempo più bella della mia vita. All’inizio ho odiato quel piano alimentare, mi sentivo costretta, avevo una terribile paura di ingrassare e non nego di aver avuto delle ricadute durante il percorso. Il pensiero del cibo e il senso di colpa erano ancora costanti. Pian piano, però, ho iniziato a riscoprire il sapore della vita e della gioia nello stare in compagnia, nello stare bene con me stessa .

Spesso ho sentito la mancanza del mio corpo malato, lo guardavo e lo vedevo diverso, ma nei momenti di crisi pensavo “Vale la pena di tornare lì?”. E la risposta era sempre “No”.

Avevo scelto la vita e continuo a sceglierla ogni giorno, anche se questo percorso non è semplice. Eppure non c’è sensazione più bella dello zittire la voce nella mia testa dicendole “Va bene, io provo ad amarmi così”.

Contenuto a cura di Animenta

PASTA DI SEMOLA DI GRANO DURO LUCANO

Rasckatielli

Pasta Secca 500g

Ingredienti: Semola di Grano Duro Lucano del Parco Nazionale del Pollino, Acqua.

Tracce di Glutine.

Valori Nutrizionali

(valori medi per 100g di prodotto)

Valore energetico

306,5 kcal
1302 kj

Proteine

13,00 g

Carboidrati

67,2 g

Grassi

0,5 g

Prodotto e Confezionato da G.F.sas di Focaraccio Giuseppe
Zona Mercato 85038 Senise (PZ)
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