Animenta racconta i disturbi alimentari – La storia di Manuela

Ciao, mi chiamo Manuela, moglie e mamma di un bellissimo 6enne! Ho 43 anni e la mia vita è stata un susseguirsi di emozioni legate al cibo. Cresciuta in una delle tante famiglie che hanno la concezione per cui paffutella=sana, da piccolissima bisognava mangiare oltre misura per stare in salute. Ricordo ancora quelle super colazioni “forzate” che mi facevano stare con lo stomaco ritorto per tutte le ore di scuola…Mi dicevano che tutto ciò “era necessario per avere l’energia della giornata!”. E ricordo ancora il mio primo anno di scuola elementare (avevo sei anni), scandito dal rimettere mattutino prima di uscire di casa. Dicevano “Terrore della maestra…la bimba è troppo emotiva…”.  Ma c’era molto altro. Come dimenticare, già dall’età di 10 anni, la preparazione a tutti gli eventi importanti (comunioni…matrimoni…) in cui io e mia sorella ci costringevamo a delle diete drastiche per le due settimane prima dell’evento in modo da poter entrare nei vestiti fatti su misura da una sarta che puntualmente giudicava i nostri centimetri in più! Come dimenticare? Bisognava poi essere impeccabili agli occhi di parenti e amici, sempre pronti a commentare se eravamo “dimagrite o ingrassate”.

L’adolescenza

E così via fino ai 17 anni in cui grazie all’apparecchio fisso ai denti…sono riuscita a “ribellarmi” al cibo eccessivo a cui ero costretta per avere un aspetto sano. Già perché non potevo mangiare tutto o “sarebbero saltati i gancetti” (in realtà era solo una scusa usata da me dopo le parole del dentista che mi aveva invitata a masticare moderatamente, ad evitare cibi troppo duri e a mangiare fuori pasto se non avevo la possibilità di lavarmi i denti). Sempre a 17 anni ricordo di aver divorato una ciotola intera di cioccolatini dopo aver saputo della morte di mio nonno. Ebbene sì…ogni evento è stato scandito da qualche reazione col cibo. Era un pensiero fisso…quasi a voler distogliere l’attenzione da ciò che avevo dentro. Fino a quando, a 19 anni, una “splendida” delusione d’amore mi fa inciampare nella bulimia… un modo semplicissimo per “riempirsi rapidamente di affetto”…ma poi? Via ai sensi di colpa e ai mezzi di compensazione. Già, dimenticavo…io dovevo essere la sorella più in forma (per il mio distorto pensiero di riuscire ad essere “abbastanza”) ed ero sempre molto attiva con lo sport…fortunatamente mia sorella era splendidamente lontana dal parametrare la sua vita al cibo.

Una “fedele” compagna di vita…

La bulimia è stata una fedelissima compagna di vita. Non mi ha mai abbandonata, mai tradita…era sempre con me e pronta a consolarmi quando mi sentivo giù, quando mi sentivo inadeguata e sentivo di non farcela, di non essere abbastanza, di non poter avere gli strumenti per raggiungere gli obiettivi. E così sempre con me durante gli anni universitari. A 24 anni però capisco che vorrei un certo “distacco” da questa “amica ingombrante” e chiedo aiuto all’Ospedale Sant’Orsola di Bologna. Mi dicono subito che mi avrebbero aiutata, ma occorreva seguirli pedissequamente. Io ero una ragazza “apparentemente solare”, piena di amici (o conoscenti)…con la voglia di vivere e divertirmi…portavo gioia agli altri…ma dentro di me…ero decisamente all’opposto. 

L’esperienza in day hospital

Quello che mi chiesero in ospedale fu di fare un ricovero in day hospital per 2 mesi! “Accidenti! Due mesi? E come faccio con gli amici, l’università?” Ebbene.. nonostante i mille dubbi, la mia testa ha ragionato ed ho accettato!  Volevo nascondere questo fatto agli altri e quindi pensavo frasi come: “D’altronde entro alle 8 ed esco alle 16, ce la faccio a nascondere la cosa per 2 mesi!“. Ed effettivamente ci riuscii. Esperienza che mi ha segnata, ho conosciuto altre come me ed altre sfaccettature del DCA. Io in fondo mi sentivo fortunata, avevo un aspetto abbastanza ok (se non fosse per quelle ghiandole sotto le mascelle sempre gonfie a causa della compensazione che mi facevano autodefinire una “rana”).

Inizio la terapia, ma..

Terminati i 2 mesi inizio la terapia psicologica, ma, ahimè, non la porto a termine perché poche settimane dopo conosco un ragazzo (il mio attuale marito). Riverso su di lui tutte le mie fragilità e il mio desiderio di salvezza. Lui mi accoglie con tutte le mie paure e decide di aiutarmi, così, erroneamente, ma al tempo non lo immaginavo, smetto con la terapia. Purtroppo però la malattia è “subdola” e non è sufficiente l’affetto di un ragazzo per colmare tutto ciò che c’è dietro. La bulimia continua a far parte di me. Mi trasferisco a Roma per la pratica forense e continuo ad avere comportamenti disfunzionali, soprattutto prima di momenti importanti (ad esempio gli esami). E poi …e poi…nel matrimonio…fino alla gravidanza.

Il periodo della gravidanza

In questo periodo ricordo che la metto a tacere per un po’. Dentro di me c’era il mio bimbo e si stava stretti in 3! Il mio bimbo veniva sopra ogni cosa, anche sopra la paura del cibo e di ingrassare (la mia ginecologa è stata fantastica, nonostante non sapesse nulla!). Ma poi, dopo la fine dello svezzamento di mio figlio, torna la mia vecchia cara amica, fedele e costante. 

E così all’età di 37 anni…ancora insieme appassionatamente! 

All’età di 40 anni però la situazione precipita…tra situazioni lavorative complicate, incomprensioni familiari sempre più importanti, la bulimia inizia a farsi presente tutte le notti, dalle 22 alle 5 del mattino (il giorno dovevo badare a mio figlio, lavoro, casa…non potevo stare ad ascoltarla!). È stato un periodo  difficilissimo…complice anche il Covid che ci ha costretti a casa. 

Finalmente…finalmente…a dicembre 2021 la svolta! Chiedo un vero aiuto (la forza data da una persona ignara di tutto, ma che sapeva leggere nei miei occhi, il mio personal trainer, una persona speciale, dalla straordinaria sensibilità). Per quanto normalmente i personal trainer non siano le figure deputate alla cura di un Disturbo Alimentare, da lì cambiarono molte cose. Il 14 febbraio 2022 ho la prima visita con la specialista, la dottoressa Neuropsichiatra che mi salverà la vita! 

Il 27 febbraio 2022 è stata l’ultima volta in cui ho visto la mia vecchia amica bulimia! 

Siamo troppo lontane ormai per andare d’accordo!

Ora sto facendo un bel percorso con la mia dottoressa che mi sta “curando l’anima”, con la nutrizionista che mi sta “educando ad una nutrizione sana e libera” e con il mio personal trainer che mi “allena non solo il corpo, ma soprattutto la mente”.

Ho 43 anni…e sono una persona nuova…più forte e che si ama, anche se con tante fragilità.

Adesso ho accanto delle persone care e vere! Ho dei veri amici con cui condividere tutte le emozioni della vita, con semplicità e sincerità d’animo!

C’è chi mi supporta … e chi mi sopporta, ma la cosa più bella è che è cambiato il mio approccio…niente più maschere! 

In tanti anni ho riversato le mie “insicurezze, le mie mancanze, il mio desiderio di amore” su qualcosa che non faceva che alimentare l’odio verso di me.

In tanti anni ho odiato quello specchio che rifletteva tutto il disprezzo per quella bambina, ragazza e donna …ma finalmente… ora è tutto diverso!

Non è mai troppo tardi…la vita che abbiamo è una soltanto…viviamola al meglio …per noi stessi!

L’articolo è stato scritto da Manuela, che ha raccontato la sua storia

Contenuto a cura di Animenta

PASTA DI SEMOLA DI GRANO DURO LUCANO

Rasckatielli

Pasta Secca 500g

Ingredienti: Semola di Grano Duro Lucano del Parco Nazionale del Pollino, Acqua.

Tracce di Glutine.

Valori Nutrizionali

(valori medi per 100g di prodotto)

Valore energetico

306,5 kcal
1302 kj

Proteine

13,00 g

Carboidrati

67,2 g

Grassi

0,5 g

Prodotto e Confezionato da G.F.sas di Focaraccio Giuseppe
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