Animenta racconta i disturbi alimentari – La storia di Vanessa

Fin da piccola sono sempre stata magrolina e gracile. Non amavo lo sport, perché appunto essendo molto debole, per me era troppo faticoso.

Ho sempre mangiato poco sia in termini di quantità, che in termini di varietà degli alimenti: infatti, ci sono dei cibi che ho “scoperto” solo da pochi anni, prima non li avevo mai assaggiati.

Non mi sono mai chiesta perchè fossi così magra o perchè mangiassi solo certi alimenti, perchè non era collegato a niente di psicologico, ma penso fosse proprio una questione di poca fame e di “gusti difficili”.

Tutto questo fino all’arrivo del lockdown.

Durante il lockdown ovviamente non mi muovevo molto, anche perché dovevo scrivere la tesi e dare gli ultimi esami e quindi le mie giornate erano piene di studio e le uniche pause che facevo erano dedicate ai pasti in famiglia. 

Sono sempre stata molto ambiziosa e ho sempre dato il massimo nello studio, In realtà do sempre il massimo in qualsiasi cosa io faccia. Diciamo che sono un po’ ossessiva e questa penso sia una delle principali cause dei miei problemi.

La fine del Lockdown

Verso la fine del lockdown mi ero resa conto di aver preso un paio di kg. Ci ero rimasta male, ma niente di così traumatico. Ero convinta che ricominciando a muovermi, il peso sarebbe automaticamente tornato al suo stato iniziale.

Poco dopo il lockdown, però, ci sono state le vacanze estive. Eravamo così contenti di poter tornare a vivere, che non mi facevo problemi ad uscire e mangiare fuori.

Tornata dalle vacanze il mio peso era aumentato ancora e avevo deciso che volevo dimagrire.

Così iniziai a fare più attività fisica, senza però rivolgermi ad un personal trainer, ma facendo tutto in autonomia.

Inoltre, decisi anche di cambiare la mia alimentazione, sempre senza consultare un esperto, ma fidandomi della mia capacità di autocontrollo.

Avevo anche appena trovato lavoro e quindi temevo che il lavoro di ufficio e la sedentarietà che ne sarebbe conseguita, mi avrebbero provocato un aumento di peso e così mi ossessionai ancora di più sull’attività fisica.

Una nuova routine

Così iniziò la mia nuova routine: iniziai a mangiare sempre di meno, soprattutto quando ero a casa da sola in smart working perchè nessuno poteva vedere quello che mangiavo. Non riuscivo a stare mai ferma, dovevo sempre camminare e muovermi, anche in casa. 

Sono andata avanti così per 6 mesi, privandomi dei pochi momenti di socialità quando tornavamo in zona gialla, perché non volevo mangiare fuori. 

Andavo a mangiare pochissime volte a casa del mio ragazzo perché sua mamma faceva sempre troppo da mangiare. Saltando compleanni di amici e parenti e occasioni importanti che non torneranno mai indietro.

Ero tornata al mio peso di partenza. Anzi ero anche scesa.

Mi ricordo un giorno, ero a casa del mio ragazzo, avevamo appena fatto il pranzo della domenica, quindi comunque avevo mangiato decisamente più del solito. Sono salita sulla bilancia e il mio peso era sceso ancora di molto.

Lui mi ha guardata molto preoccupato e lo ero anch’io. O meglio, sapevo che avrei dovuto esserlo, ma non lo ero per niente. Anzi, ero soddisfatta ed ero pronta a impegnarmi per vedere scendere ancora quei numeri.

Continuavo la mia “dieta” e la mia attività fisica ossessiva e nessuno sembrava accorgersi di niente, a parte il mio ragazzo e mio padre. Più volte infatti mi avevano fatto notare che stavo mangiando troppo poco e io urlavo loro contro dicendo sempre che stavo benissimo e mangiavo in relazione alla fame che avevo.

Ma questo non era vero. 

Certo, il mio corpo ormai si era abituato e a volte non sentivo la fame. Ma altre volte la sentivo ed era orribile.

Mi svegliavo la mattina con un buco allo stomaco e non riuscivo neanche a bere, perché mentre l’acqua scendeva, lo stomaco si stringeva. Sembrava quasi che mi urlasse il suo bisogno di cibo.

Mi abbuffavo e mi disperavo perché avevo sempre voglia di mangiare, cosa che non mi era mai capitata prima.

Mi sentivo e vedevo sempre gonfia e ovviamente il peso iniziava a risalire.

Tutto questo era certamente dovuto al fatto che, per troppo tempo, mi ero privata di troppe cose.

Allora ho provato a “lasciarmi andare”, a mangiare di più e rimangiare certe cose che avevo del tutto rimosso.

Ma non passava. La fame non passava mai.

Durante le ferie mangiai tutti i giorni fuori, cercando di non privarmi di niente, mangiando sempre anche dei dolcetti.

Ma non migliorava niente. Non mi sentivo comunque mai appagata e soddisfatta.

Probabilmente perché, in realtà, ogni volta che mangiavo avevo comunque sensi di colpa. Anche se cercavo di convincermi di dover stare tranquilla…non ci riuscivo.

Da un paio di mesi sono andata a convivere e, mentre speravo che la situazione migliorasse, inizialmente è andata ancora peggio.

Il mio ragazzo è molto più “libero” dal punto di vista dell’alimentazione, lui mangia di tutto senza preoccuparsi e senza farsi troppe paranoie e mi ha sempre spinta a fare lo stesso, ma io non ci riuscivo.

Così il peso saliva ancora.

Ad un certo punto l’ho capito: dovevo smettere, ma questa volta davvero.

Era arrivato il tempo di smettere di piangere se mangiavo un biscotto in più. Non volevo più rifiutare un invito a cena, di pensare al cibo come ad un nemico. Il cibo è semplicemente ciboPer

Per troppo tempo ho pensato che il cibo potesse essere un “premio” o una “consolazione”, ma non è così e non può essere al centro delle mie giornate.

Adesso sembra che le cose vadano meglio, non posso essere sicura di essere guarita totalmente, né posso assicurarmi che non capiterà più un’abbuffata o di non sentirmi a mio agio davanti ad un piatto.

Ma sicuramente ora sto cercando di vivere tutto in maniera più tranquilla.

Spero, tra un po’ di tempo, di trovarmi a scrivere di quel giorno che ho realizzato di essere completamente guarita.

Per ora ho sicuramente capito che la salute fisica è importante, esattamente come quella mentale.

L’articolo è stato scritto da Vanessa che ha raccontato la sua storia

Animenta

Animenta

Animenta è un’associazione no-profit creata dai più giovani per raccontare, informare e sensibilizzare sui Disturbi del Comportamento Alimentare. Siamo nati raccontando storie di chi ha affrontato queste malattie. Le storie sono uno specchio in cui ti riconosci, tra i racconti capisci che c’è sempre speranza. Siamo di base a Roma, ma con l’online siamo arrivati perfino a Seoul.

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Pasta Secca 500g

Ingredienti: Semola di Grano Duro Lucano del Parco Nazionale del Pollino, Acqua.

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Valori Nutrizionali

(valori medi per 100g di prodotto)

Valore energetico

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1302 kj

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13,00 g

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0,5 g

Prodotto e Confezionato da G.F.sas di Focaraccio Giuseppe
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