Il 7 febbraio, in Italia, si celebra la Giornata Nazionale contro il Bullismo e il Cyberbullismo.
Secondo l’ONU, un* adolescente su tre di età compresa tra i 13 e i 15 anni è vittima di bullismo. Sono 246 milioni i giovani e le giovani che ogni anno subiscono violenze scolastiche o cyberbullismo, con conseguenze importanti che si ripercuotono sul benessere fisico e psicologico.
Le conseguenze del bullismo
Se la salute mentale, tra i beni più preziosi dell’essere umano, viene presa di mira, allora è la persona nella sua interezza a pagarne le conseguenze.
Come riporta il Ministero della Salute, le persone in età adolescenziale che vivono episodi di bullismo sono maggiormente espost* a sviluppare ansia, depressione, stress post-traumatico, finanche pensieri suicidari.
Tra i sintomi riscontrati anche disturbi del sonno, problemi gastrointestinali dovuti allo stress emotivo, isolamento sociale e cambiamenti di umore improvvisi. La difficoltà nell’instaurare e mantenere relazioni sociali dovuta a episodi di bullismo può causare una diminuzione dell’autostima, portando fino a comportamenti autolesionistici.
Il cyberbullismo
Viviamo oggi in una società prettamente mediatica, dove si fa sempre più fatica a instaurare legami che vadano oltre lo schermo. I social stessi sono tra le principali fonti di ansia, specialmente per le persone più giovani, ed è tra gli utenti virtuali che si nasconde la piaga del cyberbullismo.
Il cyberbullismo include qualsiasi forma di molestia digitale: dai messaggi offensivi ai commenti denigratori, sino alla diffusione di foto o video, anche falsi, volti a calunniare una persona, a bullizzarla.
Gli atti di bullismo, sporadici o persistenti, non si limitano all’episodio in sé, ma continuano nella mente di chi li ha subiti.
Come riporta uno studio della University College London, infatti, la correlazione tra bullismo e salute mentale è fortissima. I bambini e le bambine che subiscono bullismo sono maggiormente soggett* a sviluppare problemi di salute mentale in futuro, quali ansia, depressione e iperattività. Lo studio dell’Università londinese ha scoperto la presenza di pensieri paranoici e confusione ancora persistenti in adolescenti di 16 anni che erano stat* vittime di bullismo all’età di 11 anni.
La via d’uscita dal bullismo
Tuttavia, guarire da questi traumi è possibile.
Lo stesso studio ha infatti confermato la diminuzione degli effetti nocivi nel tempo, evidenziando come dopo 5 anni, diversi problemi, tra cui l’ansia, fossero migliorati. Le persone giovani hanno un potenziale di resilienza, ossia la capacità di affrontare e superare un evento traumatico.
Ciononostante, è fondamentale agire il prima possibile. In un mondo sempre più autoisolato è essenziale, per gli adolescenti e le adolescenti che subiscono episodi di bullismo, avere il supporto di una figura che crei un dialogo aperto, attraverso domande non intrusive, ma mirate, poste in modo delicato. “Come sta andando a scuola?”, “Come va con le altre persone?”, “C’è qualcun* che ti disturba?”. La costanza del dialogo è fondamentale, così come la sospensione del giudizio verso le risposte che si ricevono. L’importante è la presenza. L’esserci davvero, in quel momento, per quella persona.
E se un’emozione viene condivisa, è bene non minimizzarla, ma accoglierla.
Social e salute mentale
La società, fomentata dai social, alimenta la necessità di essere sempre performanti, sempre pront* a dover dimostrare, per il timore di essere lasciat* indietro. Si ha come la sensazione che tutt* corrano, ma non c’è rispetto per la velocità di ognun*. Così ci si sente catalogat*, etichettat* come “divers*”.
Perché è così che il bullismo fa sentire, divers*, portandoci a dimenticare che tutt* noi siamo divers*, nessun* esclus*, e che la diversità non è altro che un valore.
I social esercitano, in tal senso, una sorta di controllo, specialmente sulle persone più giovani, che sentono loro malgrado di doversi misurare con uno standard deciso da chi a sua volta ha il timore di essere giudicat*, e vive secondo le regole della “performance”. È un circolo vizioso, alimentato dalla paura del giudizio, dalla necessità di dover sgomitare per dimostrare di essere “qualcun*”.
Quanto sarebbe bello capire, un giorno, che siamo tutt* ugual* nelle nostre diversità. Che provocare sofferenza a qualcun* altr* non fa raggiungere più velocemente l’ideale di standard imposto da chissà chi, la tanto agognata meta. Perchè quella meta non esiste. Esiste il cammino, la vita. E per ogni vita salvata da chi sceglierà di non bullizzare, ecco: quella vita sarà la vera meta guadagnata.
L’articolo è stato scritto da Laura, volontaria dell’Associazione




