Il doppio volto del lavoro: tra dovere e benessere

il doppio volto del lavoro

Per parlare di lavoro voglio iniziare citando l’Articolo 1 della nostra Costituzione: 

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.” 

Non voglio farti una lezione di diritto, ma farti riflettere su un punto chiave: quanto il lavoro sia fondamentale per noi e per la nostra società. Eppure, esso ha due facce, e non sempre vediamo quella più complessa.

Il lavoro reale: al di là degli slogan e delle lacune educative

Hai presente quelle frasi che ci sentiamo ripetere da una vita, tipo “il lavoro ti tempra” o “goditi la scuola che poi dovrai lavorare”? Ecco, a me fanno riflettere molto perché spesso ci fanno pensare al lavoro come a qualcosa fatto solo di fatica e regole rigide. Certo, è vero che la scuola ci prepara al mondo del lavoro: ci abitua ad avere compiti, a imparare da chi ha più esperienza, a seguire delle regole. È un po’ come un allenamento.

Ma il problema è che a volte la scuola ci prepara solo a metà. Ci dice: “se lavori, guadagni e puoi mantenerti”. Ed è vero. Però, cosa succede se non lavori? Questa frase lascia in sospeso una sensazione brutta, come se chi non lavora fosse tagliato fuori o non valesse nulla.

Quello che spesso manca è la preparazione alle vere difficoltà del lavoro: lo stress, i fallimenti, i problemi con i colleghi o i capi, l’ansia di non avere un posto fisso. E, cosa ancora più grave, spesso non ci insegnano abbastanza sui nostri diritti di lavoratori.

Così, molti giovani si ritrovano nel mondo del lavoro senza sapere come difendersi, quali tutele hanno o cosa fare se subiscono un’ingiustizia. Dovremmo volere una scuola che non ci prepari solo a “guadagnare”, ma che ci dia gli strumenti per affrontare il lavoro in modo consapevole. Una scuola che ci faccia capire che il lavoro non è solo un modo per vivere, ma anche un’opportunità per crescere, realizzarci e contribuire alla società, sapendo sempre quali sono i nostri diritti.

Il filo sottile con i Disturbi Alimentari

Ed ecco che arriviamo a un punto delicato: c’è una correlazione tra scuola, lavoro e disturbi alimentari? Sembrano mondi diversi, ma sono separati da un finissimo confine: l’età, le pressioni.

Concentriamoci sul mondo del lavoro. Come dicevamo prima, un fattore che influenza tantissimo è lo stress. Si presenta in mille forme, è vero, ma per chi soffre di disturbi alimentari, lo stress non lascia scampo.

Pensa agli orari lavorativi che condizionano e stravolgono la vita di una persona. Con turni diurni e notturni:

“Uno studio canadese recente (Khan et al., 2023) ha messo in luce un legame preoccupante: i lavori su turni, specialmente quelli notturni, sono associati a un deterioramento cognitivo significativo.

La ricerca ha dimostrato che le persone che lavorano di notte tendono ad avere una memoria più compromessa rispetto a chi svolge solo turni diurni. Questo declino cognitivo generale sembra essere influenzato anche dalle caratteristiche personali e sociali dei lavoratori.

È particolarmente importante notare che i lavoratori su turni a cui è stata diagnosticata la depressione mostrano un peggioramento ancora più marcato sia delle funzioni cognitive che della memoria.”

Spesso non ci pensiamo, ma lo stress legato al lavoro può avere un impatto profondo sul nostro corpo e sulla nostra mente, arrivando persino a influenzare come mangiamo.

Funziona così: quando siamo sotto forte pressione o i nostri ritmi di vita vengono stravolti, il nostro “sistema basale” (quella parte del cervello che gestisce le funzioni automatiche) può andare in tilt. Fatica a riconoscere i segnali naturali del corpo, come fame o sazietà, sonno o stanchezza.

Questo disorientamento può portare a problemi seri. Per esempio, alcune persone potrebbero sviluppare episodi di alimentazione incontrollata (Binge Eating). Oppure, più semplicemente, potremmo non riuscire a seguire un piano alimentare sano ed equilibrato, soprattutto se i nostri turni di lavoro cambiano spesso o sono irregolari.

Ignorare questi segnali o non riuscire a mantenere una routine regolare può avere effetti negativi sulla nostra salute. Non si tratta solo di peso, ma di un benessere generale che viene compromesso quando il corpo e la mente sono costantemente sotto pressione e disorganizzati. È come se il nostro orologio interno si sballasse, con ripercussioni sulla digestione, sul sonno e sull’energia quotidiana.

Non sono solo i turni di lavoro irregolari a mettere a rischio il nostro equilibrio quotidiano, ma a volte è il lavoro in sé che può peggiorare situazioni delicate.

Per citare uno dei più grandi esempi legati all’Anoressia è il mondo della moda. Qui l’enfasi è costantemente sul corpo, sulle taglie e sull’aspetto fisico. Le pressioni per mantenere un corpo “perfetto” e sottile sono estreme e dirette, e alimentano in modo continuo le ossessioni legate al peso e alla forma corporea tipiche dell’Anoressia. Le critiche e i commenti sull’aspetto sono all’ordine del giorno.

Il lavoro come ancora di salvezza: trovare l’equilibrio

In conclusione, vorrei condividere un aspetto molto personale e importante: il lavoro può essere uno strumento potente per distogliere i pensieri ossessivi legati a una malattia, proprio come è successo a me. Non significa certo lavorare 24 ore su 24, ma quella “distrazione” positiva che il lavoro offre mi permette di vivere pienamente il tempo che gli dedico, dimostrando il mio valore sia come persona che come professionista.

Ricorda sempre questo: segui i tuoi sogni, studia, lavora, fai ciò che ti appassiona. Ma la chiave di tutto sta nel trovare un equilibrio sano, non nel vivere costantemente sul filo del rasoio. Il vero segreto è lì!

L’equilibrio tra lavoro e vita: una priorità essenziale

Il nostro lavoro, in fondo, dovrebbe aiutarci a mantenere un equilibrio mentale sano. Non fraintendetemi, lo stress lavorativo non sparirà mai del tutto, fa parte del gioco. Ma trovare il proprio equilibrio (anche chiedendo aiuto a professionisti quando serve) significa prendersi cura di sé stessi.

Si tratta di vivere non per lavorare, ma di vivere e lavorare. È una distinzione sottile ma fondamentale. Il lavoro è importante, certo, ma la vita è fatta di infinite sfaccettature: relazioni, passioni, riposo, crescita personale.

Sta a noi mantenere l’armonia e i confini tra tutti questi aspetti. Perché, alla fine, il lavoro è solo una parte del grande mosaico che è la nostra esistenza.

L’articolo è stato scritto da Giuseppe, volontario dell’Associazione

Contenuto a cura di Animenta

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