Il peso della performance

performance e sport

Il legame tra Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) e il mondo sportivo è da anni oggetto di numerosi studi e osservazioni. L’immagine corporea dell’atleta, in relazione alla propria performance, è un tema delicato, che è sempre più discusso. 

La questione ruota attorno ad una statistica precisa: la popolazione sportiva presenta una percentuale di casi di DCA significativamente maggiore rispetto ai non atleti. Ciò è evidente soprattutto, ma non solo, in contesti agonistici e particolarmente competitivi. 

Un fisico magro per una performance sportiva migliore?

In discipline come la ginnastica artistica, ritmica, il pattinaggio, la danza classica e molti altri, è richiesto alle atlete e agli atleti di avere un fisico magro e longilineo, muscoloso e tonico. Sono ambienti particolarmente rigidi, dove il confine tra salute e performance è molto labile.

Troppo spesso, sono presenti allenatori e allenatrici che impongono severe regole alimentari, coinvolgendo atlete e atleti anche minorenni. In questa età delicata, il corpo e la psicologia dell’individuo sono ancora in sviluppo e il rischio è quello di assimilare concetti e comportamenti potenzialmente nocivi per il futuro. 

E’ ancora diffusa la concezione secondo cui l’efficacia della prestazione sia direttamente proporzionale ad una corporatura magra. Ne sono un esempio i recenti casi di abusi che hanno visto coinvolta direttamente la Federazione Italiana di Ginnastica Ritmica. 

Non solo un problema femminile 

Si pensa, erroneamente, che l’insorgenza di disturbi alimentari in ambito sportivo riguardi per lo più ambienti femminili. Ma non è così.

Uno dei motivi principali è la mancanza e la scarsità di dati raccolti riguardanti gli uomini. Tuttavia, la consapevolezza cresce di anno in anno, grazie ad una riduzione significativa dello stigma maschile concernente la salute mentale dell’uomo. Difatti, fino a pochi anni fa (ma ancora oggi), era presente una forte correlazione tra la preparazione, la prestazione atletica e la mascolinità dell’individuo. Un uomo maggiormente prestante in una qualsiasi attività sportiva veniva, e viene, percepito come “migliore”. Questo, come evidenziato da studi scientifici, porta ad un maggior rischio di disturbi alimentari. In particolare, gli sport a rischio sono il Wrestling, MMA (Mixed Martial Arts), canottaggio, corsa di resistenza e bodybuilding. 

Oltre la bilancia: ortoressia, vigoressia e l’impatto del “body talk”

Gli atleti maschi, come emerge dagli studi, sono particolarmente sensibili agli effetti del “body talk”. Incentrare le conversazioni, specialmente con i propri pari, sul grasso corporeo, la muscolatura e il confronto fisico aumenta il rischio di disturbi alimentari e l’insoddisfazione corporea. 

Il mondo della palestra in particolare, spinge tanto sulla narrativa del mangiare sano e in linea con piani nutrizionali, anche quando non prescritti da professionist*. Questo aumenta la pressione sull’atleta, che in caso di “sgarro” prova forti sensi di colpa e può attuare condotte di compensazione per rientrare negli standard calorici richiesti. E’ possibile che insorga un’ossessione per il cibo sano, che prende il nome di Ortoressia, oppure la Vigoressia, che è spesso legata alla prima, e presenta una forte componente di dismorfismo corporeo: il bodybuilder si vede troppo poco muscoloso o troppo poco definito. 

La prevenzione: il ruolo degli allenatori e allenatrici 

La comunicazione tra l* atlet* e l* allenator* è il primo passo per costruire un ambiente sportivo sano e sereno. Come evidenziato dalla NCAA (National College Athletic Association), l* formator* devono essere adeguatamente preparat* sulla sintomatologia dei DCA e avviare una collaborazione costante con espert* della nutrizione. Uno dei problemi più comuni tra lo staff tecnico è l’abitudine di fornire informazioni parziali e a volte fuorvianti, che possono essere fraintese dall’atleta e generare insicurezza. 

E’ fondamentale che il mondo sportivo smetta di controllare eccessivamente il peso e promuova la salute globale. Un valido aiuto arriva dal concetto di Health At Each Size, che promuove il benessere e l’attività fisica liberandoli dal vincolo del peso corporeo. E’ necessario aiutare gli sportivi a comprendere che l’accettazione di sé è il primo passo per assumere stili di vita sani, incoraggiandoli a vivere lo sport, come un’attività piacevole e costruttiva, a prescindere dai numeri sulla bilancia.

E’ importante che il mondo dello sport inizi ad interrogarsi e mettersi in discussione, affinché la priorità sia la salute degli atleti e delle atlete. La performance, per quanto importante, non deve essere motivo di disagi e generare insicurezze che poi possono portare a conseguenze ben più gravi. 

Bibliografia 

The Weight of Performance: Athletic Identity and Eating Disorders in Male Athletes, Author(s)Malea Jackson, Mena Mirhom, MD, FAPA

Navigating the thin-ideal in an athletic world: influence of coach communication on female athletes’ body image and health choices Brittany N. Beckner and Rachael A. Record 

Nagata JM, Brown TA, Lavender JM, Murray SB. Emerging trends in eating disorders among adolescent boys: muscles, macronutrients, and biohacking. Lancet Child Adolesc Health.

L’articolo è stato scritto da Simone, volontario dell’Associazione

Contenuto a cura di Animenta

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