Intervista a Clotilde Austoni: i danni al sorriso causati dai DCA

denti Disturbi Alimentari

Clotilde Austoni è una dentista e le capita molto spesso di incontrare nel suo percorso qualcuno che ha sofferto di disturbi alimentari. Anzi, molto più che qualcuno: ci racconta infatti che sono centinaia le persone che si rivolgono a lei e che ne hanno sofferto. Spesso non c’è nemmeno il bisogno di dirlo: denti, bocca, gengive possono raccontare la storia di disturbi alimentari senza doverlo per forza esprimere a parole.

Insieme abbiamo visto danni, conseguenze e protocolli attuabili per preservare la salute dentale quando sopraggiunge un disturbo alimentare.

Quante persone incontri, mediamente, nel tuo vissuto da medico, che hanno sofferto di disturbi del comportamento alimentare?

Tante. Potrei dirti, se devo fare una stima, almeno un centinaio l’anno. Poi chiaramente non tutte raccontano di averne sofferto o di soffrirne, però la mia professione consente una diagnosi veloce: ci sono delle lesioni ai denti che sono inequivocabilmente causati dai disturbi alimentari. 

Volevo chiederti proprio questo, se tu da medico te ne puoi accorgere anche senza che venga detto esplicitamente.

Si, assolutamente sì.

Quali sono i danni principali ai denti che possiamo notare quando è presente un DCA? 

Diciamo che specificatamente rientrano nei macro-danni l’anoressia nervosa e la bulimia nervosa. Entrambe per la stessa motivazione: in un caso, soprattutto a seguito di un periodo restrittivo, ricominciare ad aumentare il volume dei pasti porta lo stomaco a non essere abituato. E quindi la reazione spesso fisiologica, prima ancora che comportamentale, è il vomito. Questo non è necessariamente autoindotto, può anche essere spontaneo. Nella bulimia nervosa parliamo invece di autoinduzione.

Il vomito è fatto di succhi gastrici, i quali sono fortemente acidi, e se vengono a contatto con i denti frequentemente causano l’erosione. I denti si consumano: prima si usura lo stato superficiale, lo smalto, poi quello sottostante, la dentina. Tutto questo prende il nome di erosione dentale e se non si interviene i denti diventano sempre più sottili e più fragili. Come conseguenza dell’usura, vi è anche la sensibilità dentale che può essere davvero invalidante:  nei casi più avanzati si fatica a bere, a mangiare o anche a parlare in quanto anche solo il passaggio dell’aria crea un dolore fortissimo.

Chiaramente, più i denti si assottigliano più sono fragili, e in quanto fragili possono poi incorrere in fratture. Il problema quindi non è solo la sensibilità, ma anche un problema funzionale masticatorio. 

C’è poi il terzo fattore: l’estetica del sorriso. Dopo l’erosione il sorriso invecchia, quindi esteticamente non è più piacevole come prima. I denti appaiono grigi o gialli, perché sono diventati molto sottili e il colore ingiallito è dovuto all’usura: mancando lo smalto, ovvero lo strato bianco più superficiale e si espone lo strato sottostante è la dentina, che è gialla. Ciò ha un impatto emotivo non indifferente: il sorriso non è più piacevole come prima e questo influisce negativamente anche sull’autostima. Le persone ridono meno volentieri, ridono poco, si portano la mano alla bocca per nascondere un sorriso di cui si vergognano. A quel punto diventa un circolo vizioso, anche perché poi il sorriso in sé è promotore del buon umore. È un processo chimico: quando noi sorridiamo rilasciamo le endorfine. Quando vediamo una persona sorridere, per i neuroni specchio, viene anche a noi da sorridere.

Questo è interessante, è un elemento importante e forse poco conosciuto.

Quando interrompi una risata anche il benessere psicologico viene meno, e purtroppo i casi di questo tipo sono tantissimi. Inoltre non se ne parla molto, perché i centri sono costituiti di solito da psicologi, psichiatri e nutrizionisti ma l’odontoiatra non c’è. Proprio per questa ragione chi ne soffre non ha idea dei danni che si verificano a livello dentale. E proprio per questa ragione non possono prevenirli. Quello che sto cercando di fare, un po’ con il centro e un po’ con la mia pagina di divulgazione, è informare chi ne soffre e magari non ne è ancora uscito su quali sono i danni e una serie di protocolli che si possono attuare per ritardarli o contrastarli. Cioè far capire che si può intervenire e c’è una soluzione. Questo anche perché come sapete sono disturbi che non hanno un tempo di guarigione definito e ci possono essere ricadute.

Dal campo mio, quello odontoiatrico, ciò che si può fare è salvaguardare un pezzettino di salute nell’ottica che la bocca fa parte del corpo.

Tutto questo è molto vero. Tendenzialmente, anche in un regime di ricovero, non vengono coinvolti odontoiatri.

Poi sai, nella fase acuta dei disturbi alimentari, sia per il paziente che per il team il problema dei denti è l’ultimo. Però nell’ambito della prevenzione sono cose che si devono sapere e che si possono prevenire. Soprattutto si può intervenire quando c’è già il problema, ma se tu non lo sai non puoi neanche sapere i danni provocati. O che potresti provocarti.

Parliamo di danni reversibili o c’è qualche danno che diventa irreversibile?

No, sono tutti irreversibili. Se il dente si consuma io non posso rigenerarlo. Posso ricreare artificialmente il volume perso (che fa parte dei trattamenti), ma riuscire a prevenire i danni è la chiave. Purtroppo se gli acidi sono entrati a contatto con i denti ne provocano l’usura: da qui non si scampa. Però chiaramente la velocità con cui si consumano dipende dalla frequenza degli episodi di vomito. Ma non solo, ricordiamo che anche il reflusso gastroesofageo che accompagna l’anoressia nervosa può causare erosione dentale.

Tra bulimia e reflusso, la bulimia è un po’ più veloce nel creare il danno. Idealmente, quello che si fa è una prima visita in cui si guarda se i danni ai denti sono già presenti e si studiano i disturbi alimentari connessi. Sulla base di quello, in base a quanto tessuto dentale si è perso, si decide se fare prevenzione o se vi è la necessità di intervenire.

Che cosa intendiamo quindi in un protocollo di prevenzione?

Cerchiamo di contrastare l’erosione: da un lato di evitare tutta una serie di azioni che possano peggiorare il trauma, e in un secondo momento cerchiamo di reintegrare i minerali che perdiamo quando l’acido viene in contatto con i denti. In termini pratici, per reintrodurre i minerali, si eseguono dei protocolli di remineralizzazione: si applicano sui denti prodotti che hanno un elevatissimo contenuto di minerali bioattivi. Tali applicazioni possono essere eseguite alla in poltrona o tramite mascherine su misura. Le stesse mascherine possono essere utilizzate anche durante un episodio di vomito per non avere il contatto diretto con gli acidi. Questa è la parte di prevenzione. In aggiunta le sedute di igiene professionale sono programmate con protocolli personalizzati fornendo anche istruzioni domiciliari per evitare che la placca batterica si accumuli, dal momento che i batteri a loro volta producono acidi.

Fondamentali sono le indicazioni per ridurre i traumi: tra queste, ad esempio, è importantissimo il timing con cui si lavano i denti. Tendenzialmente subito dopo un episodio di vomito si desidera lavare i denti per eliminare il cattivo sapore, ma in questo momento, l’acidità è alle stelle. Se si utilizza uno spazzolino sulla superficie del dente in un momento in cui è già sotto l’attacco degli acidi, si rischia di danneggiare ulteriormente lo smalto.

Dopo un episodio di vomito è consigliabile sciacquare la bocca con acqua e un cucchiaino di bicarbonato e attendere un quarto d’ora o venti minuti prima di lavare i denti, per riequilibrare il ph della bocca (che torna neutro).  Stesso consiglio vale dopo aver mangiato: quando introduciamo un alimento, i batteri che abbiamo regolarmente in bocca se ne nutrono e producono acidi. Se attendiamo 15 minuti la saliva è in grado di riequilibrare il pH della bocca. Chiaramente, se non si ha il tempo di attendere, è peggio lasciare i batteri che continuano a produrre acidi, quindi i denti si lavano lo stesso, ma questi sono tutti accorgimenti che aiutano a non aggiungere traumi e a contrastare l’acidità. 

Inoltre si aggiungono altre abitudini importanti, come scegliere spazzolini a setole morbide per evitare di traumatizzare i denti. Anche perché lo smalto è molto duro, ma se si è consumato e la dentina è esposta, quest’ultima è più morbida e quindi è più facile usurarla. Tra le altre cose c’è anche la scelta dei dentifrici, quindi la scelta di prodotti che aiutano a prevenire l’erosione. Oltre al classico fluoro che aiuta a prevenire le carie, alcuni hanno una serie di molecole remineralizzanti. Tutte queste cose insieme aiutano a fare prevenzione o ritardare la velocità con cui i disturbi alimentari possono causare questi danni ai denti.

Se invece parliamo di denti consumati in maniera moderata-grave dai disturbi alimentari, che cosa possiamo fare?

Se non interveniamo, quel tessuto che dicevano prima, la dentina, si consuma molto più velocemente. E questo anche senza reflusso o episodi di vomito. Anche il contatto dente-dente provoca usura: è chiaro che se io, in tale contatto, ho esposta la dentina, che è più morbida quella si consuma più velocemente. In base a quanto tessuto ho perso, ho quindi la necessità di ricreare il volume perso per 

  • ridurre la sensibilità dentale,
  • per proteggere i denti, renderli più resistenti, recuperare le forme che avevano prima di consumarsi quindi l’importantissimo ruolo funzionale.

C’è un motivo se i nostri denti hanno una determinata forma e dimensione. Se io ricreo volume e dimensione evito che rischino di consumarsi o fratturarsi ulteriormente. 

È fondamentale per una questione di funzionalità. L’estetica è la conseguenza, pur essendo importantissima, ma i denti si trattano principalmente per questo.

Per fare ciò, si passa attraverso un progetto: nella prima seduta si prendono le impronte, si scattano fotografie e si fa uno studio clinico per valutare quanto tessuto è venuto a mancare. Sulla base di queste informazioni con la cera si va a rimodellare la forma di ciascun dente che si ritiene consumato restituendo volumi e forme corrette. Si cerca di riportare il sorriso all’origine, l’obiettivo è mantenerne sempre l’unicità. 

A questo punto si esegue la simulazione: grazie a un materiale provvisorio – che si rimuove al termine dell’appuntamento – la persona può vedere in anteprima come potrebbe essere il sorriso e si mette nelle condizioni di capire di cosa sto parlando.

Se il progetto piace si procede con la ricostruzione del sorriso: con una serie di appuntamenti si ricostruisce dente per dente ricreando il volume stabilito nel progetto. Sono trattamenti “additivi”, non è niente di invasivo: e questo è importantissimo, perché stiamo parlando di persone che già stanno affrontando un determinato tipo di cure e percorsi complessi. Inoltre il dentista non piace mai particolarmente. Il fatto che non siano trattamenti invasivi aiuta molto psicologicamente. 

È anche possibile arrivare alla perdita del dente?

Beh, un dente che si frattura e si consuma a grande velocità può diventare un dente su cui magari non riesco più a lavorare. Chiaramente se non intervieni e lasci tutto andare per conto suo, sì.

Secondo te perché queste informazioni, che sono così utili, non vengono divulgate? 

Sicuramente ci sono tanti dentisti che trattano queste problematiche nel loro studio privato, ma la divulgazione su larga scala fino ad oggi è sempre mancata in questo ambito. Forse non è mai venuto in mente a nessuno, non saprei. In più non tutti sono specializzati in erosione dentale, nella diagnosi e nel trattamento.

Io che sono specializzata magari riesco a fare una diagnosi precoce, ma chi non è specializzato è in grado di fare diagnosi magari in stadi più avanzati. È qualcosa che non tutti sanno fare ma che tutti devono conoscere. Proprio per questa ragione ho portato questo progetto in ospedale: l’obiettivo è sensibilizzare su larga scala sul ruolo dei disturbi alimentari nelle problematiche legate ai denti. Fino ad oggi mancava un centro di riferimento. Quindi mancava un posto dove se ne parlasse, dove le persone sapessero che si può scoprire come sta il proprio sorriso e in caso curarlo.

La mia idea nasce proprio da questo: cioè si, ok, lo posso fare tra le mura dello studio; ma come faccio a portare queste informazioni ai più? Mi è capitato di incontrare pazienti che sono guariti dai DCA anche da svariati anni, ma che arrivavano con delle bocche disastrate, a cui nessuno ha mai raccontato tutto ciò.

Addirittura, mi è capitato di vedere pazienti che hanno avuto erosione dentale e che, al posto che fare trattamenti che sono all’avanguardia e non invasivi, magari hanno fatto trattamenti che si facevano una ventina di anni fa: quando si limavano i denti e si applicavano le capsule. C’è sicuramente molto da fare, ma se ne parla poco per questo. Ci sono pochi specialisti e a nessuno è venuto in mente di parlarne a macchia d’olio.

Quindi sarebbe necessario spingere di più anche nei centri per valutare questa situazione, perché da quello che ci hai raccontato, tutto ciò ha un fortissimo impatto sulla psiche e non solo a livello fisico.

Io ho iniziato a sottoporre dei questionari ai pazienti (anonimi) da compilare all’inizio e alla fine del trattamento. Tra le prime domande c’è quanto conta il sorriso nella loro vita quotidiana, e non vi dico che risposte interessantissime vengono fuori! Confermano ciò che già so e ho imparato nella mia clinica e pratica quotidiana.

Intervista a cura di Cristina Procida

Contenuto a cura di Animenta

PASTA DI SEMOLA DI GRANO DURO LUCANO

Rasckatielli

Pasta Secca 500g

Ingredienti: Semola di Grano Duro Lucano del Parco Nazionale del Pollino, Acqua.

Tracce di Glutine.

Valori Nutrizionali

(valori medi per 100g di prodotto)

Valore energetico

306,5 kcal
1302 kj

Proteine

13,00 g

Carboidrati

67,2 g

Grassi

0,5 g

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