Lo Yoga e la performance dell’armonia: la riflessione di Chiara

Lo Yoga: la performace dell'armonia

Non è solo la dose a fare il veleno, ma anche la circostanza. Quello che è salutare può trasformarsi, più o meno lentamente, nel suo contrario.
Lo Yoga è una disciplina antichissima, risalente a migliaia di anni fa. È d’obbligo ricordare che si trattava, originariamente, di una serie di pratiche meditative e ascetiche. Ciascuna pratica presentava caratteristiche diverse a seconda del paese, della cultura e della scuola cui si fa riferimento. Di conseguenza è difficile riassumere questa disciplina in poche righe. Nelle circostanze attuali lo Yoga può essere descritto, banalizzando, come una disciplina che mira ad armonizzare mente, corpo e spirito. Troppo spesso, però, questa disciplina rischia di sfociare sempre più nel suo esatto contrario.

Alimentazione e movimento fisico sono due elementi estremamente importanti per l’essere umano e molto delicati da trattare. Lo Yoga si pone nella posizione di essere una disciplina in grado di farci comprendere meglio il nostro corpo e il nostro spirito.

Complice una visione estetizzante dello Yoga, spesso ci troviamo di fronte ad una prospettiva alterata. Essa coniuga l’ansia del raggiungimento di posizioni complesse durante la pratica dello Yoga e la ingannevole premessa di intraprendere un percorso di Yoga per dimagrire o tonificare il proprio corpo.

In parallelo, è possibile riscontrare un altro fenomeno, che vede l’inserimento dei precetti antichi senza tener conto del contesto attuale. Questa modalità di pratica dello Yoga aumenta l’ansia della performance, oltre che il rischio di acuire le problematiche del rapporto con l’alimentazione e con il proprio corpo.

Lo Yoga come mero esercizio fisico

Attualmente, perciò, molte persone si avvicinano alla pratica dello Yoga al fine di migliorare la propria fisicità. Cosa succede se si pratica Yoga trascurando tutti i benefici che sono legati alla connessione con sé stessi, con le proprie sensazioni e le richieste del proprio corpo? Cosa accade se il corpo è l’unico elemento preso in considerazione, tralasciando quindi mente e spirito?

Come per altri sport, il rischio dello Yoga praticato in questa prospettiva è quello di incappare in meccanismi di raggiungimento degli obiettivi e non di godimento dei benefici del processo.
Il rimando costante a modelli stereotipati di atleti e praticanti di Yoga diventa un richiamo pericolosissimo per chi soffre o rischia di incorrere in disturbi del comportamento alimentare (DCA). L’algoritmo dei social infatti è impietoso nel pescare e buttarci addosso maree di sedicenti guru o insegnanti yoga che promettono risultati strepitosi in tempi brevi, che si mostrano in posizioni acrobatiche su spiagge da sogno, che lanciano challenge o che, più banalmente, vogliono ispirarci a ottenere il fisico giusto per entrare nelle tutine che sponsorizzano.

Se da tempo si dibatte dell’insorgenza o dell’aggravarsi dei DCA nei soggetti che praticano sport, è quanto mai necessario trattare anche questo mondo al pari di qualsiasi altro contesto sportivo. Ciò in quanto, per lo sviluppo che ha avuto negli ultimi anni, anche lo Yoga può rientrare a pieno titolo nel novero delle attività sportive. 

L’alimentazione nello Yoga

Senza entrare nei dettagli dello Yoga come stile di vita olistico (che abbraccia cioè tutte le componenti: fisica, mentale e spirituale) abbiamo visto che uno dei pilastri è proprio quello dell’alimentazione.
Esistono raccomandazioni millenarie sulla corretta alimentazione. In particolar modo ci si rifà a quelli che sono i precetti dell’Ayurveda (una medicina sviluppata in India). È necessario, al giorno d’oggi, fermarsi a riflettere attentamente sulla relazione che sussiste tra tali precetti e una società come la nostra. Una società dove i disturbi del comportamento alimentare sono un problema diffuso e complesso.

Nella visione dell’Ayurveda il cibo non è solo a una componente essenziale del benessere della persona. Infatti, il cibo è parte di un più complesso rapporto con la spiritualità e con l’etica. Questo avviene all’interno di un percorso che necessita di un’adeguata consapevolezza e di una personale e motivata decisione di vivere in armonia con questi precetti. È un passaggio che deve maturare secondo i tempi e le modalità di ognuno: ciascuno ha i propri ritmi e le proprie tempistiche.

Sono fermamente convinta che siamo figli dell’epoca e del luogo in cui viviamo e che da queste circostanze sia necessario partire ogni qualvolta vogliamo apportare modifiche al nostro stile di vita e alla nostra alimentazione. Per questo ritengo che sia tenuto troppo poco in considerazione il ruolo della nostra società quando si parla di alimentazione ayurvedica.

Il legame tra cibo e spiritualità e quello tra cibo ed etica, per quanto nobile, rischia di creare un effetto devastante sulle persone che soffrono, hanno sofferto o sono a rischio di cadere nella trappola dei disturbi del comportamento alimentare. Questo poiché il discrimine tra cibo buono e cibo cattivo è estremizzato al punto da arrivare a toccare una componente morale. Per coloro che faticano ad avere un rapporto sano con sé stessi e l’alimentazione, questa estremizzazione può essere molto dannosa.

Un capitolo a parte meriterebbero i falsi guru che spopolano soprattutto sui social. Questi “guru”, in nome di precetti morali o credenze di vario tipo, avviano o diffondono campagne di disinformazione alimentare pericolose e manipolatorie.

Lo Yoga come disciplina per il recovery

Nella rieducazione a un sano rapporto con il proprio corpo e con l’alimentazione, la disciplina dello Yoga può risultare un complemento utile. Questo succede proprio perché lo Yoga lavora su/con tutte le componenti della persona e, cosa determinante, lo fa a partire da un ascolto profondo di sé.
Ritengo sia necessario sensibilizzare in merito a un corretto e armonico avvicinamento a questa disciplina, nelle condizioni e modalità che più sono in sintonia con le nostre esigenze e con quello che è il nostro punto di partenza.

Sarebbe importante, inoltre, che chi si occupa di insegnare una disciplina tanto complessa, proprio per l’impatto che ha su diverse aree della vita delle persone, tenesse conto del riverbero che la combinazione tra alimentazione e movimento ha sulla quotidianità. E calcoli attentamente ogni parola, ogni silenzio e ogni consiglio detto durante la pratica.

L’articolo è stato scritto da Chiara, volontaria dell’Associazione

Contenuto a cura di Animenta

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