Ti racconto la mia paura: ciò che un disturbo alimentare ti fa temere

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Nel momento in cui parliamo di un disturbo del comportamento alimentare, non parliamo unicamente di un rapporto disfunzionale con l’alimentazione e con il corpo. Parliamo di una corolla di problematiche, paure e difficoltà estremamente delicate, che toccano chi ne soffre ad un livello molto più radicato.

Quando mi trovavo nel pieno della malattia, mi ricordo che era estremamente complesso essere in grado di raccontare a chi mi stava accanto quello che stavo vivendo. Avevo paura che non venisse compreso e contemporaneamente che fosse ridotto ad un semplice capriccio di natura estetica.

Non vi è solo la paura di vedere il proprio corpo cambiare e di non poterlo controllare, ma dietro si hanno una moltitudine di timori diversi.

“Sarò ancora amata se il mio corpo dovesse cambiare? Sarò all’altezza delle aspettative che ci sono su di me? Riuscirò a essere performante a scuola? Riuscirò a raggiungere quell’obiettivo?”

Queste sono solo alcune delle domande che governavano le mie giornate. Una paura tra tante che nascevano dal disturbo alimentare. Non potendo controllare tutti gli aspetti della mia vita ponevo il controllo sull’unica cosa che era solo mia: me stessa.                 

La più grande bugia che si cela dietro un disturbo alimentare è l’illusione di avere il controllo su tutto. Nella realtà è il disturbo alimentare che controlla te, le scelte che fai e il modo in cui parli a te stessa.

Ti senti ospite in un corpo che è tuo. Ti senti come se la tua personalità venisse messa in pausa.

La paura più grande che ho vissuto durante la malattia è stata quella di perdere me stessa. Avevo paura che tutto quello che mi contraddistingue, tutte le mie passioni e i miei sogni, non sarebbero mai riusciti ad emergere. Temevo che la malattia li avrebbe schiacciati per sempre.

La sofferenza più grande l’ho provata quando mi sono accorta che non riuscivo più a desiderare qualcosa di bello per me.  

Come aiutare chi ha paura per un disturbo alimentare

La narrativa che c’è oggi dietro i disturbi alimentari spesso risulta errata, in molti casi vengono ridotti a dei semplici periodi di insicurezza, considerati normali e socialmente accettabili. Si tratta invece, di malattie molto più complesse, che possono toccare un soggetto di qualsiasi sesso in qualsiasi momento della vita.

Per le persone che si devono relazionare con una persona che soffre di un disturbo alimentare, può essere complesso capire come comportarsi. La chiave sta sempre nel saper ascoltare la persona che si ha davanti. Molto spesso chi soffre di DCA fa fatica nel comprendere le proprie emozioni e potrebbe provare vergogna nel raccontarsi. Assumere un atteggiamento non giudicante e empatico, può contribuire a far sentire l’altra persona meno sola.

Amate le persone che stanno vivendo questa malattia, guardatele con degli occhi che siano in grado di ricordare loro che la loro vita non è condannata. Guarire è SEMPRE possibile.

L’articolo è stato scritto da Maddalena, volontaria dell’Associazione

Contenuto a cura di Animenta

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