Viviamo in società sempre più centrata sull’aspetto fisico e per cercare di superare la cultura della dieta vengono in aiuto correnti come body positive e la body acceptance. Movimenti che, nelle intenzioni, dovrebbero favorire inclusione e rispetto. Purtroppo, però, non è sempre così. Cambia la forma ma il messaggio tossico rimane lo stesso: dire alle persone cosa fare con il proprio corpo e come si dovrebbero sentire.
Questi messaggi ambivalenti possono aumentare il disagio corporeo e diventare particolarmente triggeranti per chi soffre o ha sofferto di un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione, o per chi non si sente a proprio agio nel proprio corpo per molteplici ragioni.
Come tutte le rivoluzioni è di vitale importanza utilizzare le parole giuste e comprenderne veramente il significato. È in questo contesto che negli ultimi anni si inizia a parlare di body autonomy.
Ma cosa significa nel contesto della guarigione da un disturbo alimentare?
Body autonomy: un gesto politico per riappropriarsi di se’
In termini più semplici la body autonomy è autodeterminazione. Si riferisce al diritto intrinseco di ogni persona di prendere decisioni sul proprio corpo, libero da pressioni esterne, coercizione, politiche o controllo.
La body autonomy è un modo per ritornare al corpo e ai suoi bisogni, liberandoci dai condizionamenti disfunzionali della cultura della dieta e delle aspettative sociali su di sé. Un processo che ci aiuta a recuperare la nostra autenticità e sostenerci nel processo di guarigione, anziché ostacolarla.
Autodeterminazione e disturbi alimentari: sono compatibili?
In linea con questo concetto, ognuno di noi dovrebbe essere in grado di scegliere le pratiche e gli interventi che si allineano alle proprie esigenze, valori, esperienze o identità uniche.
Quando si guarisce da un disturbo alimentare non sempre si è in grado, o si ha la forza, per fare delle scelte appropriate e funzionali per sé stess*. Questo accade perchè i comportamenti dei DNA tendono a scollegare le persone dalla capacità di prendersi cura del proprio corpo, alterano le sensazioni corporee e distorcono la realtà.
Ciò non significa che sia impossibile recuperare la propria body autonomy, anzi. Studi pubblicati sul Journal of Eating Disorders mostrano che anche trattamenti troppo prescrittivi e rigidi possono aumentare la disconnessione e vanno evitati per favorire una migliore prognosi.
Per questo è fondamentale affidarsi a professionist* specializzat*, con cui collaborare nella costruzione di un percorso basato sulla consapevolezza. Un lavoro che abbia come obiettivo finale il recupero di una body autonomy il più possibile completa e sostenibile.
Una riabilitazione che restituisce libertà
Mettere al centro della cura la persona, non il sintomo, significa restituirle voce, dignità e partecipazione attiva nelle decisioni che riguardano la propria salute.
Questo tipo di cura è più umano ed empatico, crea uno spazio sicuro, dove è concesso anche sbagliare e imparare da questo, riprovando ancora e ancora. Ci regala strumenti di aiuto per imparare a scegliere la guarigione, per imparare a guardarci con compassione, per imparare a scegliersi.
Dare la possibilità di partecipare alla cura significa accompagnare nella riscoperta del proprio corpo, dei suoi bisogni, recuperando quella connessione persa. È stato dimostrato che questi approcci aumentano l’autocompassione, l’accettazione dell’immagine corporea, la regolazione emotiva e la consapevolezza enterocettiva (la capacità di sintonizzarsi sulla fame e sui segnali di pienezza).
Tutti elementi che contribuiscono a costruire una relazione più sana e stabile con il cibo e con il corpo, oltre a promuovere fiducia, sicurezza e collaborazione nel percorso terapeutico.
Perchè è importante raggiungere la body autonomy?
Recuperare la capacità di fare scelte consapevoli e autodeterminate restituisce libertà, guarigione e responsabilizza la persona che esce dal disturbo, facendole prendere ancor di più le distanze dal sintomo. Smettere di subire le regole rigide e i condizionamenti esterni del disturbo e/o della cultura della dieta creerà più spazio per scelte che nutrono il proprio benessere.
Spostare il focus dal peso, dall’estetica e dai condizionamenti della cultura della dieta per puntarlo sulle funzionalità e il rispetto del corpo come mezzo per interagire con il mondo, permette di porsi domande nuove e decostruire le vecchie convinzioni interiorizzate.
Per le persone che guariscono da un disturbo alimentare, accompagnate dai e dalle curanti, queste domande possono concretizzarsi in azioni che onorano i propri confini, a rottamare credenze che non servono più e reclamare il potere di esistere coraggiosamente nella propria pelle.
Senza chiedere scusa, senza vergogna.
Con compassione, gentilezza e presenza,
Proprio come si è.
Fonti
- https://www.theprojectheal.org/blog/body-autonomy
- Lewis J, Holm S. Towards a concept of embodied autonomy: In what ways can a patient’s body contribute to the autonomy of medical decisions? Med Health Care Philos. 2023 Sep;26(3):451-463. doi: 10.1007/s11019-023-10159-7. Epub 2023 Jun 9. PMID: 37294399; PMCID: PMC10425513.
- Dugmore et al. (2019) – Effects of weight-neutral approaches compared with traditional weight-loss approaches on behavioral, physical, and psychological health outcomes: a systematic review and meta-analysis.
L’articolo è stato scritto da Ivana, volontaria dell’Associazione




