La pressione estetica sulle bambine: un fenomeno in analisi

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Fino a pochi anni fa, l’infanzia era considerata una zona franca dall’ossessione per l’immagine. Oggi, quel confine è diventato estremamente labile. Assistiamo a un fenomeno in cui il valore di una bambina smette di essere legato all’esplorazione e alla scoperta, per essere misurato attraverso lo specchio e lo schermo di uno smartphone.

Il fenomeno “Sephora Kids”: la cura di sé come prestazione

Uno dei segnali più evidenti di questa pressione estetica è il cosiddetto fenomeno delle Sephora Kids. Come analizzato recentemente da Annalisa Falcone sul suo blog, stiamo assistendo a un numero crescente di bambine e pre-adolescenti che occupano le corsie dei negozi di cosmetici non per gioco, ma con la serietà di consumatrici adulte.

Non si tratta più del vecchio “truccarsi come la mamma” per divertimento, ma di una vera e propria rincorsa a routine complesse: sieri al retinolo, acidi esfolianti e prodotti anti-aging utilizzati a 8 o 10 anni.

Il messaggio è chiaro: essere bambina non basta più. Devi essere bella, devi sembrare più grande… la bellezza smette di essere un piacere e diventa una prestazione“.

Questa “estetica travestita da cura” introduce rituali che non appartengono all’infanzia, creando un’identità basata sul controllo del corpo e sulla prevenzione di un “invecchiamento” che, a quell’età, è biologicamente assurdo.

L’esordio sempre più precoce dei DCA

Questa pressione non è priva di conseguenze cliniche. I dati riportati dalla Fondazione Veronesi parlano chiaro: l’età di esordio dei Disturbi del Comportamento Alimentare si sta abbassando drasticamente. Se un tempo la fascia critica era quella dell’adolescenza (14-18 anni), oggi i primi segnali si manifestano già a 8 o 9 anni.

Le ragioni di questo anticipo sono molteplici:

  • Abbassamento dell’età puberale: Il corpo cambia prima, ma la mente non ha ancora gli strumenti emotivi per gestire la trasformazione.
  • Esposizione ai social network: Il confronto costante con modelli di bellezza irraggiungibili e l’uso di filtri che distorcono la realtà alimentano una dispercezione corporea precoce.
  • Interiorizzazione del giudizio: Le bambine imparano molto presto che il loro corpo esiste per essere guardato e giudicato.

Come sottolineato nel magazine della Fondazione Veronesi, i ricoveri per DCA nei più piccoli sono raddoppiati rispetto al periodo pre-pandemico, segnalando un’emergenza che non riguarda solo il peso, ma la salute mentale globale delle nuove generazioni.

Dal corpo-oggetto al corpo-soggetto: il risultato della pressione estetica

Il rischio principale di questo fenomeno è l’auto-oggettivazione. Quando una bambina si preoccupa delle rughe d’espressione o della “perfezione” della sua pelle, smette di abitare il proprio corpo come uno strumento per correre, giocare e sentire, iniziando a vederlo come un oggetto da monitorare e ottimizzare costantemente.

Questa mentalità è il terreno fertile su cui possono innestarsi disturbi come l’anoressia nervosa o l’ARFID (Disturbo da evitamento/restrizione dell’assunzione di cibo), dove il cibo e la forma fisica diventano l’unico perimetro di controllo in un mondo che chiede loro di crescere troppo in fretta.

Il diritto di essere bambine

Per contrastare questa tendenza, è necessario un intervento sistemico. Non basta vietare i social o i cosmetici: serve restituire alle bambine il diritto di essere imperfette, spettinate e concentrate su ciò che fanno anziché su come appaiono.

Proteggere l’infanzia dalla pressione estetica significa proteggere la loro libertà futura. Perché, come ci ricordano gli esperti, non hanno bisogno di una crema anti-età: hanno bisogno di spazio per sbagliare, esplorare e scoprire chi sono al di là di un riflesso.

L’articolo è stato scritto da Elisa, volontaria dell’Associazione

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