Sarà capitato a tutt*, almeno una volta nella vita, di guardare un film o una serie televisiva, e stupirsi per l’immedesimazione ad un dato personaggio, spesso perché si rivedono, nella sua storia, parti della nostra personalità.
La cosa diventa un po’ più complicata quando, vivendo una problematica relativa alla nostra salute mentale, ci troviamo davanti ad azioni e comportamenti che combaciano, in qualche modo, con le nostre stesse difficoltà. Non è mai facile parlare di tali argomenti senza cadere nel superficiale o, peggio, nella stigmatizzazione delle singole patologie, ed ecco perché ogni prodotto seriale o cinematografico necessita di essere realizzato con l’ausilio di persone competenti in materia.
A mio avviso sono diverse le narrazioni che affrontano correttamente la tematica, per quanto certamente complessa essa possa essere.
Una serie tv sulla salute mentale: “Ginny and Georgia”
“Ginny and Georgia” è una serie televisiva statunitense che fin dai primissimi episodi si propone di esplorare le dinamiche personali e familiari dei diversi personaggi rappresentati, senza risparmiare alcun tipo di rappresentazione delle loro difficoltà.
Nel corso delle diverse stagioni c’è stata, a mio avviso, una sorta di evoluzione degli stessi, arrivando a mostrarli in una realtà complessa, articolata e, potremmo dire, in qualche modo molto vicina alla nostra quotidianità. Le problematiche, all’inizio mostrate superficialmente, vengono poi fuori con tanta veemenza, quasi “colpendoci” con dialoghi struggenti e contesti di rappresentazione molto forti.
Forse non è una serie adatta a tutt* perché a tratti molto esplicita, ma per alcuni versi ci aiuta a confrontarci con il nostro stesso mondo, specialmente per l* adolescenti che stanno muovendo i loro primi passi verso una più dura consapevolezza della realtà.
La salute mentale non dovrebbe mai essere un tabù e si spera che, nel corso del tempo, ciò diventerà sempre più chiaro.
“K-Pop Demon Hunters”: un film d’animazione
“K-pop Demon Hunters” è un film d’animazione ispirato al folklore coreano, che combina elementi di azione, avventura e musica con lo scopo di esplorare un concetto un più più ampio: la dualità tra il bene e il male.
La pellicola ruota attorno alla trama di tre ragazze, cacciatrici di demoni, le quali però fanno i conti con loro stesse, ogni singolo giorno. All’interno del film vengono infatti mostrate fragilità, paure, emozioni talvolta molto intense, che sembrano travolgerle e, in qualche modo, arrivano a travolgerci.
Il messaggio che il film veicola è tanto vero quanto potente: non bisognerebbe mai vergognarsi delle proprie debolezze che, sebbene dolorose, costituiscono la nostra personalità, la stessa che definisce chi vogliamo essere e a quale tipo di mondo vogliamo appartenere.
Quanto siamo in grado, quindi, di metterci in gioco? La sofferenza non è una scusa per abbattersi, ma uno sprono a continuare a combattere, nonostante tutto.
Dall’Italia una serie tv sulla salute mentale: “Tutto chiede salvezza“
“Tutto chiede salvezza” è una serie televisiva italiana ispirata all’omonimo romanzo di Daniele Mencarelli, che tratta in maniera molto forte la tematica del TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio).
Sebbene di fondo l’esperienza narrata sia questa, in realtà è solo un “pretesto” per l’esplorazione della fragilità umana, a contatto col confronto con altr*, con l’empatia e la ricerca di senso.
All’interno della serie ogni personaggio, quindi ogni storia, ha la propria rilevanza, arrivando a farci comprendere come ognuno di noi viva delle difficoltà, all’apparenza invisibili agli occhi de* altr*, che in realtà sono tanto presenti quanto invalidanti.
Le relazioni interpersonali sono rappresentate in un contesto praticamente obbligato, dove è quindi impossibile non sentirsi “travolti” dagli altri e dalla loro complessità. Ed è proprio questa realtà violenta a risvegliare la sensibilità del protagonista. Egli inizialmente non accetta di essere lì, perché convinto di non aver niente a che fare con quell’ambiente, ma che ben presto aprirà gli occhi e si ricrederà delle sue stesse convinzioni, sino ad allora molto radicate.
E se non mi sentissi del tutto rappresentat*?
Sappiamo che, per quanto verosimili, le rappresentazioni cinematografiche non potranno mai del tutto cogliere gli aspetti più significativi per noi, dato che ogni storia ha le proprie caratteristiche, uniche e speciali a suo modo. E forse il bello è proprio questo, la non-omologazione.
Vi chiederete cosa ci sia di bello in ciò, dato che si sta parlando di salute mentale e che quindi, per certi versi, l’omologazione farebbe anche bene per aiutarci a connetterci con gli altri. Ecco, forse dovremmo smetterla di pensarla in questo modo.
Prima di tutto, non è una vergogna affrontare delle difficoltà. In secondo luogo dobbiamo sempre ricordare che non abbiamo bisogno di persone che condividano tutto con noi per sentirci amati e capiti.
L’unica cosa di cui abbiamo bisogno è la comprensione intesa come amore incondizionato. E l’amore vero lo è. Tocca a noi decidere chi far entrare nel nostro piccolo, ma in realtà tanto grande mondo… e chi non lo comprende, beh, allora non ne è mai stato all’altezza!
L’articolo è stato scritto da Sophia, volontaria dell’Associazione




