Amenorrea e DCA: quando il corpo smette di parlare di fertilità

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Quando si parla di Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA o DCA), spesso l’attenzione si concentra sugli aspetti psicologici, relazionali o comportamentali della sofferenza. Più raramente, invece, si parla delle conseguenze endocrine e riproduttive che questi disturbi possono avere sul corpo. 

Tra queste, una delle più frequenti è l’amenorrea, ovvero l’assenza del ciclo mestruale. Per molte persone può apparire inizialmente come un “effetto collaterale” secondario o persino come qualcosa da minimizzare. In realtà, l’amenorrea rappresenta spesso un importante segnale di sofferenza fisica e psicologica dell’organismo.

Nei Disturbi Alimentari, infatti, il corpo può entrare in una condizione di “risparmio energetico” che porta progressivamente alla sospensione di alcune funzioni considerate non essenziali per la sopravvivenza immediata, compresa quella riproduttiva.

Comprendere il legame tra amenorrea, trauma metabolico e fertilità significa quindi guardare ai DCA non solo come disturbi del comportamento alimentare, ma come condizioni complesse che coinvolgono profondamente mente, corpo e relazioni.

Cos’è l’amenorrea?

Con questo termine si indica l’assenza o l’interruzione del ciclo mestruale. Può essere di due tipi: 

  • Primaria, quando non compare entro l’adolescenza;
  • Secondaria, quando si interrompe per diversi mesi dopo essere stato presente in precedenza. 

Nei Disturbi Alimentari, la forma più frequente è l’amenorrea ipotalamica funzionale, una condizione legata a un’alterazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-ovaio. 

Il cervello percepisce una situazione di forte stress fisiologico e psicologico, riducendo la produzione degli ormoni necessari all’ovulazione e al ciclo mestruale. Questo può accadere in presenza di:

  • restrizione alimentare;
  • perdita significativa di energia disponibile;
  • esercizio fisico compulsivo;
  • elevati livelli di stress emotivo;
  • disregolazione neuroendocrina associata ai DCA.

Secondo la letteratura scientifica, l’amenorrea è particolarmente frequente nell’anoressia nervosa, ma può manifestarsi anche in altri Disturbi Alimentari, inclusi quadri non associati a sottopeso evidente.

Perché il ciclo si interrompe?

Il ciclo mestruale richiede una notevole disponibilità energetica. Quando il corpo percepisce una condizione di carenza o instabilità, tende a “proteggersi” riducendo le funzioni non considerate essenziali alla sopravvivenza immediata.

Questo meccanismo non è una scelta volontaria del corpo né un “capriccio biologico”: è una risposta adattiva complessa.

Nei DCA, la combinazione tra restrizione calorica, stress cronico e alterazioni ormonali può ridurre la secrezione di GnRH (ormone di rilascio delle gonadotropine), interferendo con ovulazione e produzione estrogenica.

La diminuzione degli estrogeni può avere effetti importanti non solo sulla fertilità, ma anche su:

  • densità ossea;
  • salute cardiovascolare;
  • metabolismo;
  • qualità del sonno;
  • regolazione emotiva;
  • benessere cognitivo.

Per questo motivo, l’amenorrea non dovrebbe mai essere considerata “normale” o trascurabile (Misra & Klibanski, 2014).

Amenorrea non significa sempre infertilità permanente

Uno degli aspetti più delicati riguarda la paura di non poter avere figli in futuro. È una preoccupazione molto comune nelle persone che affrontano un Disturbo Alimentare.

La ricerca scientifica suggerisce che, nella maggior parte dei casi, la fertilità può migliorare significativamente con il recupero nutrizionale, la stabilizzazione endocrina e il trattamento del DCA (De Souza & Williams, 2004; Gordon et al., 2017).

Tuttavia, i tempi di recupero possono essere diversi da persona a persona. Alcune persone ritrovano il ciclo spontaneamente; altre necessitano di un supporto medico specialistico più prolungato.

È importante sottolineare anche che:

  • il ritorno del ciclo non coincide automaticamente con una completa guarigione psicologica;
  • l’assenza di sottopeso non esclude alterazioni ormonali;
  • la fertilità non dipende esclusivamente dalla presenza delle mestruazioni.

Ridurre tutto a “basta che torni il ciclo” rischia infatti di semplificare una realtà molto più complessa.

Il peso emotivo dell’amenorrea

Per alcune persone, la perdita del ciclo può essere vissuta inizialmente con indifferenza o persino con sollievo. In altri casi, invece, può generare paura, vergogna, senso di perdita o vissuti di “disconnessione” dal proprio corpo.

Nei Disturbi Alimentari, il rapporto con il corpo spesso diventa ambivalente: il corpo può essere vissuto contemporaneamente come qualcosa da controllare, silenziare, modificare o da cui prendere distanza.

L’amenorrea, allora, non riguarda solo un aspetto biologico. Può toccare temi profondi legati a:

  • identità;
  • femminilità;
  • progettualità futura;
  • relazione con il proprio corpo;
  • percezione di sé come persona “funzionante” o “degna”.

Per questo motivo è fondamentale che la cura non si limiti agli aspetti medici, ma includa anche uno spazio psicologico sicuro in cui questi vissuti possano essere riconosciuti e accolti.

L’importanza di un approccio multidisciplinare

Le linee guida internazionali sottolineano l’importanza di un approccio integrato nel trattamento dei Disturbi Alimentari associati ad amenorrea. La presa in carico dovrebbe quindi coinvolgere psicoterapeuti, medici, ginecologi, endocrinologi e nutrizionisti specializzati nei DCA.

L’obiettivo non consiste semplicemente nel “far tornare il ciclo”, ma nell’aiutare la persona a recuperare una condizione di sicurezza fisica e psicologica più ampia. In questo processo di recupero, la persona viene accompagnata in una costruzione più sana del rapporto col proprio corpo che, visto come nemico, sta comunicando una condizione di sofferenza.

Conclusione

L’amenorrea nei Disturbi Alimentari non è un dettaglio secondario né un semplice effetto collaterale. È spesso il segnale di un corpo che, sottoposto a forte stress fisico ed emotivo, prova ad adattarsi per sopravvivere.

Come sottolineato anche dalla National Eating Disorder Association (NEDA) Parlare di fertilità nei DCA significa quindi andare oltre gli stereotipi e riconoscere quanto profondamente queste condizioni possano influenzare la salute globale della persona.

Ma significa anche ricordare che il corpo possiede una grande capacità di recupero, soprattutto quando la sofferenza viene riconosciuta, ascoltata e accompagnata attraverso cure adeguate, multidisciplinari e rispettose della complessità individuale.

L’articolo è stato scritto da Elisa, volontaria dell’Associazione

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