Un’estate da vivere senza la preoccupazione dell’apparenza

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L’estate è un periodo complesso per chi, come me, ha qualche difficoltà nell’accettare la propria estetica, il proprio corpo e il proprio apparire. E i social media sicuramente non aiutano: online ci sono solo foto perfetto di persone perfette, in paesaggi perfetti e relazioni perfette. Ma quest’anno ho deciso di cambiare punto di vista.

Estate di critica

Per questa bella stagione, nonostante il lavoro non mi permetta di viaggiare chissà quanto o di passare il mio tempo sdraiata su una spiaggia, ho deciso di godermi ciò che mi capita.

Mi spiego meglio: per anni, sin da quando ne ho memoria, l’estate è stata per me il periodo dell’autoanalisi. Mi esaminavo centimetro per centimetro, cercando tutti quei difetti che non vedevo nelle altre persone ma che su di me sembravano enormi. La mia non era una autoanalisi “in positivo”, ma solo una sequela di insulti e critiche verso la me che vedevo riflessa nello specchio o che immaginavo si presentasse ai vari contesti sociali a cui era invitata.

Quando alle elementari andavamo al campo estivo, ad esempio, mi sono accorta dei miei peli sulle gambe. O nello spogliatoio del parco acquatico ho notato la mia pancia tondeggiante. E poi le gambe storte, le cosce grosse, le braccia lunghe, il sudore, i baffetti, i brufoli. Tutto, in estate, sembrava di più, come se il sole lo rendesse più evidente con la sua calda luce. Come se un grosso riflettore fosse costantemente puntato su di me.

Ogni scusa era buona per confrontarmi con le altre bambine e ragazze e sprofondare sempre di più nell’idea di essere inadeguata. Non riuscivo a godermi appieno ciò che facevo, le situazioni in cui mi trovavo, perché buona parte del mio cervello è sempre stato attento alla mia apparenza. Pensavo a come ero vista piuttosto a come fare esperienza.

Oltre la vita online: l’estate della realtà

Anche online la situazione non migliorava. Tutte le persone che seguivo sembravano non avere difetti: non un pelo, un brufolo, una curva fuori posto. Mai un vestito un po’ usurato o una pettinatura improvvisata. Tutto immacolato, perfetto.

Ma, come dicevo, quest’anno ho deciso di cambiare punto di vista. Ho deciso di guardare le persone, e non le loro foto online. Di guardarle davvero, senza confrontarmi con loro: una specie di scienziata che cerca l’oggettività.

Allora guardo il ragazzo che suda e mi sento più tranquilla, perché sudo anche io. Guardo la madre con dal seno abbondante e sono più serena, perché lo ho anche io. Osservo la ragazza dietro al bancone del bar e vedo il suo brufolo, così simile al mio, così umano. E in quel film l’attrice ha le gambe pelose, come me, perché è normale.

Essere umani è essere imperfetti

Questo esercizio, nella sua banalità, mi ha rasserenata. Ora non mi importa di sudare se fa caldo, di avere un brufolo se ho le mestruazioni, di mangiare se ho fame. Perché è normale nell’essere umano.

Preferisco guardare a come mi comporto, ai sorrisi che condivido, alle esperienze che vivo. Preferisco esistere piuttosto che concentrarmi sull’apparire.

Contenuto a cura di Federica Merli

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Pasta Secca 500g

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