Tra i vari apprendimenti che si strutturano nei contesti quotidiani, il comportamento legato all’assunzione di cibo occupa un posto centrale. Il contesto familiare rappresenta il primo e più significativo spazio in cui l* bambin* e l* adolescenti apprendono a relazionarsi con il mondo esterno e con sé stess*.
Spesso si tende a pensare che l’educazione alimentare consista esclusivamente in “cosa” si mette nel piatto. Tuttavia, la ricerca scientifica dimostra che l* figl* interiorizzano soprattutto il “come” i genitori si rapportano al cibo, al corpo e al movimento. All’interno di questa dinamica, una profonda consapevolezza genitoriale diventa un fattore protettivo essenziale per la prevenzione e il supporto nei Disturbi della Nutrizione e Alimentazione (DNA).
I modelli di comportamento appresi in famiglia lasciano un’impronta profonda: le parole utilizzate, i commenti sui corpi e l’approccio emotivo verso i pasti strutturano l’ambiente relazionale in cui si sviluppa l’identità del* bambin*. Comprendere questa interconnessione non significa colpevolizzare l* caregiver, ma offrire loro chiavi di lettura e strumenti per costruire una quotidianità basata sulla flessibilità e sulla sintonizzazione emotiva.
L’apprendimento implicito anche sul cibo: come i figli osservano e interiorizzano
L* bambin* sono osservator* attent* e costanti dei comportamenti degli adulti di riferimento. Un recente riesame della letteratura scientifica condotto da Mahmood e collaboratori (2021) ha confermato la forte associazione tra le pratiche alimentari dei genitori e le abitudini de* figl* in un’ampia fascia d’età. Questo legame non si limita alla scelta degli alimenti, ma riguarda l’intero spettro degli atteggiamenti emotivi e cognitivi verso la nutrizione. Quando un genitore vive il cibo con ansia, rigidità o costante controllo, l* bambin* tende ad assimilare queste stesse risonanze emotive, percependo l’atto del mangiare non più come una risposta biologica naturale o un momento di condivisione, ma come una potenziale fonte di minaccia o un dovere da monitorare.
Le risposte non verbali e l’atmosfera a tavola giocano un ruolo cruciale. Se l’atto di consumare determinati pasti è accompagnato da espressioni di colpa o da commenti sulla necessità di compensare le calorie attraverso l’attività fisica, l* giovan* lettor* emotiv* intercettano questa tensione.
Come evidenziato dallo studio di Burnette e colleghi (2023), le pratiche restrittive o iper-controllanti dei genitori mostrano una correlazione significativa con una riduzione dei livelli di alimentazione intuitiva ne* figl*, ostacolando la loro capacità naturale di ascoltare e rispettare i segnali di fame e sazietà del proprio corpo.
Il peso della cultura della dieta e l’ortoressia riflessa
Viviamo immersi in una cornice sociale fortemente influenzata dalla cosiddetta cultura della dieta, che categorizza rigidamente i cibi in “giusti” o “sbagliati“, “buoni” o “cattivi“. Questa dicotomia penetra facilmente nelle dinamiche familiari, trasformando la tavola in un terreno di giudizio morale. Quando espressioni come “oggi ho sgarrato” o “questo cibo è spazzatura” diventano parte della quotidianità, il messaggio che arriva a* figl* è che il proprio valore personale sia legato a ciò che si consuma. Se mangiare un determinato alimento evoca vissuti di colpa nell’adulto, l* bambin* interiorizzerà la credenza che provare piacere per quel medesimo alimento lo renda intrinsecamente sbagliat* o imperfett*.
Le preoccupazioni eccessive per la salute e la purezza del cibo possono talvolta strutturarsi in condotte rigide che superano il confine del benessere psicofisico. Una recente ricerca condotta da Camardella e collaboratori (2026) ha esplorato l’impatto delle tendenze ortoressiche dei genitori, riscontrando un legame significativo con una maggiore gravità dei sintomi nei casi in cui sia già presente un Disturbo del Comportamento Alimentare (DCA) nell’adolescente. La ricerca di una perfezione dietetica priva di flessibilità rischia di alimentare i meccanismi di controllo e la sofferenza psicologica dell’intero nucleo familiare, confermando che l’iper-regolazione non supporta l’equilibrio emotivo de* figl*, ma rischia di irrigidirne le risposte comportamentali.
Il ruolo dell’adulto nei percorsi di cura e recovery
La qualità delle attitudini alimentari genitoriali assume una rilevanza ancora più marcata quando un* figli* sta affrontando un percorso di cura per un Disturbo Alimentare. Durante il processo terapeutico e di recovery, il nucleo familiare costituisce l’ancora relazionale ed emotiva principale per l* giovane.
Un’analisi clinica di Equip Health (2026) sottolinea proprio come l’atteggiamento dei genitori verso il cibo influenzi la guarigione de* figl* dai disturbi alimentari. Se gli adulti di riferimento mantengono comportamenti di restrizione, diete frequenti o preoccupazioni ossessive sul peso, il percorso di cura del* figli* può subire rallentamenti o ostacoli. A conferma di ciò, uno studio epidemiologico di Duck, Guarda e Schreyer (2023) ha messo in luce come le condotte dietetiche dei genitori possano influenzare negativamente gli esiti dei trattamenti ne* pazienti adolescenti con disturbi restrittivi, evidenziando una risposta terapeutica più lenta e una maggiore difficoltà nel ripristino del benessere biologico e psicologico.
Al contrario, quando l* caregiver scelgono di mettersi in gioco e di esplorare attivamente il proprio rapporto con il corpo e la nutrizione, l’intero sistema familiare ne beneficia. Le ricerche dimostrano che il trattamento e la risoluzione di dinamiche disfunzionali nei genitori generano un effetto a cascata positivo su* figl*. Ad esempio, uno studio clinico longitudinale condotto da Lydecker, Ozbardakci e Grilo (2024) ha evidenziato che i miglioramenti clinici ottenuti dai genitori nel trattamento dei propri comportamenti alimentari disfunzionali si associano a una netta riduzione delle condotte alimentari problematiche ne* loro figl* in età scolare. Questo dato sottolinea la natura profondamente sistemica dell’alimentazione: curare la relazione dell’adulto con il cibo è un atto terapeutico indiretto per il benessere del* minore.
Piccoli passi per vivere cibo e corpo serenamente
Non è necessario essere genitori perfetti per favorire uno sviluppo armonioso ne* propri* figli*: ciò che conta maggiormente è la coerenza, la neutralità e la disponibilità a riparare le inevitabili disattenzioni comunicative. Ecco alcune strategie pratiche supportate dall’evidenza clinica per promuovere una relazione serena con il cibo in famiglia:
- Adottare un linguaggio neutro ed equilibrato. Evitare di etichettare gli alimenti con accezioni morali di merito o demerito. Sostituire frasi giudicanti con espressioni che valorizzino la varietà e il piacere della condivisione, accogliendo tutti i cibi all’interno di una routine flessibile e senza restrizioni ingiustificate.
- Condividere la stessa tavola. Consumare i medesimi pasti insieme a* figl* riduce il senso di isolamento e contrasta la tendenza all’esclusione di specifiche categorie alimentari, offrendo un modello concreto di flessibilità quotidiana.
- Spostare il focus dal corpo ai valori personali. Evitare commenti legati al peso, alle forme corporee o ai cambiamenti fisici, sia propri che altrui. È protettivo orientare le conversazioni verso le qualità personali, gli interessi, le emozioni e le risorse interne di ogni membro della famiglia.
- Coltivare la prevedibilità e la struttura. Mantenere una regolarità flessibile nella proposta dei pasti principali e degli spuntini aiuta l* bambin* a sviluppare un senso di sicurezza interna, riducendo l’ansia e favorendo la sintonizzazione con i propri bisogni biologici.
- Chiedere supporto se necessario. Riconoscere le proprie fatiche o la presenza di una sofferenza legata al cibo non deve essere motivo di vergogna. Rivolgersi a professionist* specializzat* permette di elaborare i propri vissuti e di acquisire gli strumenti necessari per guidare il proprio nucleo familiare verso la salute e la serenità.
Bibliografia
Burnette, C. B., Hazzard, V. M., Linardon, J., Rodgers, R. F., Loth, K. A., & Neumark-Sztainer, D. (2023). How Parental Feeding Practices Relate to Young People’s Intuitive Eating: Cross-Sectional and Longitudinal Associations by Gender and Weight Concern. Journal of Adolescent Health, 73(6), 1145–1152. https://doi.org/10.1016/j.jadohealth.2023.07.018
Camardella, F., Pellegatta, V., Poggiogalle, E., Casini, M. P., Gigliotti, F., Terlizzi, S., Favaro, A., Todisco, P., Meneguzzo, P., & Donini, L. M. (2026). Parental eating attitudes and adolescent eating disorder severity: preliminary findings on orthorexic tendencies. Eating and Weight Disorders – Studies on Anorexia, Bulimia and Obesity. https://doi.org/10.1007/s40519-026-01830-y
Duck, S. A., Guarda, A. S., & Schreyer, C. C. (2023). Parental dieting impacts inpatient treatment outcomes for adolescents with restrictive eating disorders. European Eating Disorders Review, 31(4). https://doi.org/10.1002/erv.2977
Equip Health. (2026). How Your Relationship to Food Impacts Your Child’s Eating Disorder Recovery. Written by Caroline Young, MS, RD, RYT; clinically reviewed by JD Ouellette. Available at: https://equip.health/articles/treatment-and-recovery/parent-food-attitudes-eating-disorder-recovery
Lydecker, J. A., Ozbardakci, E. V., & Grilo, C. M. (2024). The children of parents who receive treatment for binge‐eating disorder experience improvements in disordered eating. International Journal of Eating Disorders. https://doi.org/10.1002/eat.24153
Mahmood, L., Flores-Barrantes, P., Moreno, L. A., Manios, Y., & Gonzalez-Gil, E. M. (2021). The Influence of Parental Dietary Behaviors and Practices on Children’s Eating Habits. Nutrients, 13(4). https://doi.org/10.3390/nu13041138
Psychology Today. (2025). Parental Eating Behaviors Shape How Kids Interact With Food. Available at:https://www.psychologytoday.com/us/blog/cultivating-our-potential/202501/parental-eating-behaviors-shape-how-kids-interact-with-food
L’articolo è stato scritto da Elisa, volontaria dell’Associazione




