Insieme: perché l’équipe è il porto sicuro nel recovery

team based equipe

Quando si attraversa un momento di forte sofferenza legato al cibo e al corpo, la prima sensazione è spesso quella di un profondo isolamento. Ci si sente frammentati, divisi tra un corpo che soffre e una mente che viaggia a mille all’ora. Per molto tempo si è pensato che per stare meglio bastasse un unico specialista. Oggi, però, sappiamo che non è così.

I Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA) toccano così tante corde della nostra vita che per affrontarli serve una vera e propria squadra. Il futuro della cura (che poi è l’unico presente che funziona davvero) è team based, cioè basato su un’équipe di professionist* che lavorano insieme, unit*, per non lasciare mai sola la persona che soffre.

Curare la complessità, un pezzo alla volta

Un disturbo alimentare non riguarda mai solo il cibo, e non riguarda mai solo la mente. È un intreccio profondo. Secondo la prospettiva sistemico-relazionale, il sintomo non è più visto come nemico da distruggere a tutti i costi, ma come un messaggio, un linguaggio potente che esprime un malessere profondo legato anche alla nostra storia e alle nostre relazioni più importanti.

Proprio perché la sofferenza si esprime su così tanti livelli, affrontarla da una sola angolazione rischia di farci sentire incompiut*. Curare la mente senza ascoltare i segnali del corpo, o viceversa occuparsi solo del corpo senza accogliere il dolore emotivo che c’è dietro, non permette di andare alla radice del problema. La complessità della vita non si cura dividendo le cose, ma unendole.

Cosa ci dice la ricerca sul lavoro d’équipe

La necessità di essere seguiti da una squadra non è un’invenzione teorica, ma una certezza supportata da studi scientifici in tutto il mondo. Le linee guida del National Institute for Health and Care Excellence (NICE), che sono un po’ la bussola della medicina internazionale, lo dicono chiaramente: i percorsi per i DNA funzionano quando c’è un team multidisciplinare specializzato che si prende cura della persona a 360 gradi.

Ma cosa significa in concreto per chi cura? Una celebre revisione scientifica pubblicata sull’International Journal of Eating Disorders ha dimostrato che i modelli di cura collaborativi cambiano radicalmente la storia del percorso. Quando l* professionist* fanno squadra, non solo migliorano i risultati, ma si riduce drasticamente il rischio di perdersi o di avere ricadute, perché l’ansia e la fatica (che sono normali durante il recovery) vengono accolte e “contenute” da una rete solida.

Un altro studio fondamentale guidato dal professor Dalle Grave sulla terapia cognitivo-comportamentale focalizzata (CBT-E) estesa all’équipe ha confermato un dato bellissimo: quando psicolog*, medic* e dietist* parlano la stessa lingua e condividono gli stessi obiettivi, l’alleanza terapeutica diventa fortissima. L* paziente non si sente più un “caso” da passare da un ufficio all’altro, ma una persona compresa nella sua totalità.

I superpoteri di un’équipe unita

Ma perché l’équipe fa così la differenza nella vita di tutti i giorni di chi affronta un DNA?

  • Una sola voce, nessuna confusione. Il rischio più grande quando si consultano più specialist* è ricevere pareri contrastanti. Magari l* medic* dice una cosa e l* psicolog* ne dice un’altra, creando confusione in un momento in cui si avrebbe solo bisogno di certezze. L’équipe integrata cancella questo rischio: l* professionist* si parlano alle spalle del* paziente (in senso buono!), si confrontano e si presentano con una voce sola e coerente.
  • Toglierti il peso di dover spiegare– Quando l* tuoi terapeut* comunicano tra loro, non devi essere tu a fare da messaggero. Non devi spiegare al* nutrizionista cosa hai detto all* psicolog* o viceversa. Questo alleggerisce tantissimo il carico mentale di chi è già affaticato dal percorso.
  • Cucire un vestito su misura. Nessuno ha la verità in tasca e non esistono ricette magiche uguali per tutt*. Il confronto costante tra l* professionist* permette di guardare a ogni situazione con occhi nuovi, rispettando i tempi, i bisogni e le sfumature della storia di ognun*, coinvolgendo anche la famiglia come risorsa preziosa e mai come un ostacolo.

Accogliere la propria storia

In fondo, scegliere un approccio basato sul team e sull’équipe medica significa fare una promessa a chi soffre: non sarai tu a dover stringere i denti da sol*, ma ci sarà una rete pronta a sorreggerti.

Il futuro della salute mentale parla la lingua della cooperazione. Perché guarire significa anche questo: riscoprire che le risposte alle nostre fragilità si trovano quasi sempre nello spazio accogliente che costruiamo insieme ad altr*.

Bibliografia

  • Dalle Grave, R., Calugi, S., El Ghoch, M., Conti, M., & Fairburn, C. G. (2014). Inpatient cognitive behavior therapy for adults with anorexia nervosa: A longitudinal study. American Journal of Psychiatry, 171(9), 983-991.
  • National Institute for Health and Care Excellence (NICE). (2017). Eating disorders: recognition and treatment. London: NICE.
  • Treasure, J., Claudino, A. M., & Zucker, N. (2010). Eating disorders. The Lancet, 375(9714), 583-593.

Contenuto a cura di Animenta

PASTA DI SEMOLA DI GRANO DURO LUCANO

Rasckatielli

Pasta Secca 500g

Ingredienti: Semola di Grano Duro Lucano del Parco Nazionale del Pollino, Acqua.

Tracce di Glutine.

Valori Nutrizionali

(valori medi per 100g di prodotto)

Valore energetico

306,5 kcal
1302 kj

Proteine

13,00 g

Carboidrati

67,2 g

Grassi

0,5 g

Prodotto e Confezionato da G.F.sas di Focaraccio Giuseppe
Zona Mercato 85038 Senise (PZ)
P.Iva 01779910767