Intelligenza artificiale e salute mentale

ia e dca

Negli ultimi anni, l’utilizzo e lo sviluppo dell’IA (Intelligenza Artificiale) sono aumentati in modo esponenziale. Oggi gli strumenti di IA generativa fanno parte della nostra quotidianità: supportano il lavoro, organizzano le nostre giornate, influenzano le relazioni interpersonali e, sempre più spesso, entrano nel campo della salute mentale.

Quest’ultimo ambito di interesse è particolarmente delicato. Davanti a piattaforme come Gemini e Chat GPT sorge una domanda fondamentale: quanto esse possono spingersi nella cura e la prevenzione di malattie mentali?

È un dilemma che in tanti si sono posti. I motivi di eventuali dubbi hanno natura non solo clinica, ma anche etica e legale. I limiti dell’IA, infatti, non riguardano solo il contatto diretto con l* paziente e l’interpretazione complessiva della sua sintomatologia. Il problema è più ampio e non si riduce ad un diffusissimo, per quanto grave, caso di autodiagnosi o ricerca compulsiva di sintomi.

I primi approcci

L’intersezione tra tecnologia e clinica ha radici più profonde di quanto si pensi. Già attorno al 2010 si sono svolti i primi studi in merito, che esploravano l’uso di prototipi robotici e di intelligenza artificiale in ambito medico e psichiatrico, evidenziando potenzialità nel supporto alla demenza, alla schizofrenia e nella gestione delle parafilie sessuali .

Nella cura e la terapia di malattie mentali, spesso l* pazienti ricorrono all’uso di Chatbot e servizi di messaggistica online. Si tratta di persone che probabilmente non possono permettersi un percorso di guarigione, seguito da un* professionista in carne ed ossa. I motivi sono molteplici e non riguardano solo l’ambito economico: lontananza geografica da cliniche e CSM (Centri di Salute Mentale), stigma sociale e culturale e paura di confidarsi con una persona estranea.

Nell’analizzare questa nuova tendenza, occorre analizzare tre aspetti: i potenziali benefici delle terapie online tramite uso di IA, i rischi etici e l’impatto sociale di questi interventi.

Benefici e rischi dell’intelligenza artificiale

I benefici rilevati sono numerosi e riguardano in particolare l’accessibilità. Le piattaforme di Gen-AI possono essere usate per raggiungere categorie maggiormente a rischio (veteran* di guerra, comunità religiose affette da forte stigma socio-culturale, ecc…). In contesti di screening iniziale o per forme lievi di depressione, lo strumento digitale offre unaprima barriera di contenimento.

Tuttavia, i rischi sono strutturali. Ai frequenti malfunzionamenti si aggiungono risposte errate, fuorvianti e decontestualizzate. Vi è poi il nodo cruciale della privacy e della gestione di dati clinico-sanitari sensibili. Difatti, le strutture etiche e legali non sono sempre al passo con lo sviluppo di queste nuove tecnologie. Non esistono guide nemmeno per il personale sanitario, tuttora poco formato nell’approccio e l’uso di esse.

IA e DCA

Nel caso del trattamento dei Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), è stato preso in esame il rapporto tra la persona e l’uso di Chat GPT.

I dati emersi confermano ciò che è stato precedentemente osservato con i chatbot: l’anonimato e la disponibilità immediata offrono un rifugio sicuro a chi soffre, ma i pericoli clinici aumentano. Nei casi di anoressia nervosa e bulimia nervosa gli algoritmi possono generare diagnosierrate o consigli nutrizionali imprecisi. 

A questo si aggiunge il problema della generazione di immagini, raffiguranti modelli estetici ideali, che potrebbero acuire la già presente dismorfia corporea della persona.

Non solo IA nella cura della salute mentale

In conclusione, l’approccio indicato per l’utilizzo di IA nella cura e nel trattamento della salute mentale è un modello ibrido. L’uso consapevole deve essere accompagnato da professionist* qualificat*, che possano cogliere e valutare i vari sintomi nella loro complessità e fornire una visione d’insieme.

Bibliografia

  • Sara Sulejmani, (2026), Può l’AI aiutare le persone in difficoltà psicologica?, State of Mind, inTherapy.
  • Fiske, A., Henningsen, P., & Buyx, A. (2019). Your robot therapist will see you now: ethical implications of embodied artificial intelligence in psychiatry, psychology, and psychotherapy. Journal of Medical Internet Research
  • Hilal Toklu Baloglu (2025), Effects of ChatGPT use on eating disorders and body image, National Library of Medicine

L’articolo è stato scritto da Simone, volontario dell’Associazione

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