Salve a tutti io sono Ginevra, una ragazza di quindici che per un anno e mezzo della sua vita non ha fatto altro che affogare in un mare di sciagure.
Tutto è iniziato a maggio del 2021 quando mi era presa l’idea di dimagrire con l’obiettivo aver un corpo che mi piacesse e per entrare alle superiori (perché avevo finito la terza media) con un fisico simile a quello delle mie coetanee. Fin da piccola sono stata in sovrappeso, non smettevo mai di mangiare e soffrivo inconsapevolmente di un disturbo alimentare. Non mi era mai importato granché del mio fisico o di cosa pensasse la gente, però all’inizio dell’estate questa cosa cambiò. Iniziai, sbagliando, una dieta “fai da te” in aggiunta ad un’estrema attività fisica.
I miei se ne sono accorti…
Tutto continuò fino a settembre, quando i miei genitori, che si erano accorti oramai che qualcosa non andava, mi mandarono dalla psicologa e dal nutrizionista. Sono stata in cura da loro circa fino a gennaio, ma non ci fu miglioramento. Continuavo a scendere di peso e il mio umore era sempre pessimo. Addirittura a gennaio mi ricoverarono per un giorno all’ospedale di Firenze. La situazione era ormai fuori controllo così i miei genitori mi mandarono in centro di cura per disturbi alimentari a Todi: Palazzo Francisci. Entrai il 14 febbraio e, tempo nemmeno una settimana, che dovetti uscire perché risultai positiva al covid. Mi rimandarono a casa e per due settimane la mia alimentazione era sempre più restrittiva. E nessuno se ne accorgeva perché ero stata messa in quarantena.
Un viaggio ancora lungo
Mia madre, accortasi della situazione, chiamò l’ospedale di Terni e mi ricoverarono. Visto che mi rifiutavo di mangiare, dovettero optare per l’alimentazione artificiale e rimasi lì in ospedale. Ero inoltre piuttosto aggressiva e per questo mi trasferirono al Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura (SPDC) di Foligno, dove continuai con la nutrizione artificiale per due settimane. Infine mi rimandarono a Todi, dove rimasi circa due settimane perché non mangiavo e mi spedirono all’ospedale pediatrico di Città di Castello, dove rimasi una settimana. Nuovamente mi rimandarono a Todi dove rimasi circa un mese. Lì mangiavo a stento. Il corpo continuava a cambiare. Vista la situazione, mia madre mi prese e mi portò al Bambin Gesù, dove rimasi per un mese: due settimane in neuropsichiatria e due in pediatria. Sono uscita da questo periodo a giugno, con la voglia di tornare a vivere da riprendere in mano la mia vita, anche se il viaggio è ancora molto lungo.
L’articolo è stato scritto da Ginevra, che ha raccontato la sua storia