Disturbi Alimentari e Metaverso: la dispercezione corporea

Con l’avvento delle nuove tecnologie e il loro costante sviluppo, negli anni stiamo assistendo alla creazione di una realtà virtuale sempre più ampia e variegata in grado di coinvolgere un gran numero di persone. Stiamo assistendo alla nascita di quello che potremmo definire come un vero e proprio universo parallelo che prende il nome di Metaverso e vorremmo approfondire questo tema in relazione ai disturbi alimentari e alla dispercezione corporea.

Il termine Metaverso è stato coniato da Neal Stephenson in Snow Crash, libro di fantascienza cyberpunk, e si tratta di un mondo virtuale popolato da avatar realistici ed altamente sofisticati.

In questo articolo cercheremo di analizzare che cosa potrebbe avvenire con l’arrivo del Metaverso rispetto al rapporto con la nostra immagine corporea, attraverso gli studi delle neuroscienze.

Quali potrebbero essere i rischi?

La possibilità di creare un Sè virtuale attraverso degli avatar può progressivamente allontanarci da una corporeità vera e come accade oggi nella maggior parte dei social network, attraverso l’uso di foto ritoccate o di filtri non realistici, si potranno creare avatar aderenti a canoni estestici e standard di bellezza che hanno poco a che fare con la realtà.

È importante infatti considerare il rapporto che intercorre tra il proprio sé reale e quello ideale (in questo caso, virtuale). Più il nostro sè ideale è lontano da quello reale, più si può alimentare un senso costante di insoddisfazione e frustrazione per ciò che si è realmente.

Se ci si identifica molto con il proprio avatar, avatar che in questo caso è diverso dalla nostra vera corporeità, si potrebbe alimentare il desiderio di raggiungere un’immagine di sé perfetta. Magari, nella vita reale, ci si guarda allo specchio e ciò che si vede non è gradevole o non è considerato come socialmente accettabile. A cosa può portare questo? Ad un forte senso di insoddisfazione e inadeguatezza, nonché al concetto di dispercezione corporea

Cos’è la dispercezione corporea?

La dispercezione corporea viene classificata come “disturbo del dismorfismo corporeo” nel Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (DSM5) nella sezione dedicata ai disturbi “Ossessivi Compulsivi e correlati”. Viene comunemente riconosciuta come un’eccessiva ossessione e preoccupazione per il corpo, nonché per alcuni presunti difetti fisici (molto lievi o addirittura inesistenti) che causa un disagio significativo. Può portare inoltre ad una compromissione delle attività quotidiane. Il soggetto trascorre parecchio tempo ad osservare i presunti difetti fisici allo specchio provando spesso vergogna e disgusto. 

Si arriva al punto in cui il valore che ci si attribuisce dipende totalmente dal proprio aspetto fisico.

Quello che però spesso non viene compreso è che quel riflesso viene osservato attraverso degli occhi che non sono più in grado di vedere la realtà in maniera oggettiva, ma che la filtrano in modo alterato.

I processi cerebrali 

Rispetto ai problemi nati nell’era digitale, le neuroscienze stanno portando avanti numerosi studi. Essi riguardano i sistemi cerebrali e il loro funzionamento in condizioni ordinarie e disfunzionali. Vengono così illustrate quelle che sembrano essere le cause della dismorfofobia.

La Dott.ssa Barbara Collevecchio, psicologa ad orientamento junghiano, illustra ad Agendadigitale.eu il progresso recente del neuroimaging. Questo rivela come la percezione che una persona ha del proprio corpo e le relative sensazioni che ne derivano sembrano essere attribuibili a due aree specifiche del cervello: la giunzione temporo-parietale destra e le aree subcorticali, influenzate da quelle che la psicologia definisce “relazioni primarie”.

Relazioni primarie e mentalizzazione

Le relazioni primarie sono quel tipo di relazioni che si creano nei primissimi anni di vita tra il bambino e la madre (intesa come caregiver primario, ovvero la persona che garantisce cure e protezione nel primo sviluppo).

Da questo tipo di relazioni il bambino inizia a creare un senso di sé stabile e duraturo. Questo gli consentirà di relazionarsi successivamente anche con altre persone e di sviluppare la cosiddetta capacità di mentalizzazione. 

La mentalizzazione implica la possibilità di comprendere gli stati mentali propri e altrui e consente quindi al bambino di relazionarsi con gli altri in maniera sana ed efficace favorendo uno sviluppo regolare e funzionale. 

Se le relazioni primarie del bambino sono sane determinano una interrelazione tra natura, corpo e società che porta ad una corretta regolazione degli affetti.

Se invece si dovesse trattare di relazioni “disturbate”, si potrebbe correre il rischio di sviluppare una disregolazione emotiva più o meno grave. Quand’è che si possono avere “relazioni disturbate”? Tendenzialmente quando la madre non risponde in maniera adeguata alle richieste di cura del bambino. E questo può essere alla base di diverse psicopatologie.

È quindi importante sottolineare che la dispercezione corporea è una condizione che ha una serie di caratteristiche cerebrali (reversibili) di cui bisogna prendere atto per comprendere a pieno ciò di cui stiamo parlando. 

Qual è l’impatto della dispercezione corporea nella quotidianità? 

Nel momento in cui si diventa “ciechi” di fronte alla realtà, ci si inizia a considerare sbagliati.

Si può sviluppare un senso di disprezzo nei confronti del proprio corpo tale da non riuscire più ad accettarsi per come si è. Questa costante propensione alla non accettazione può far sì che si inneschino una serie di comportamenti disfunzionali che potrebbero anche sfociare in un Disturbo del Comportamento Alimentare. 

In questo caso, i confini reali della propria fisicità si fanno confusi. Si inizia a vivere con un unico obiettivo, ovvero quello di raggiungere una condizione estetica specifica arrivando persino a maltrattare, anche involontariamente, il proprio corpo. 

E la cosa più complessa è che spesso, soprattutto all’inizio, non si è coscienti di questa condizione. Si ha una visione distorta e alterata della realtà che porta a vedere un corpo, estremamente magro ed emaciato, come un corpo ancora troppo grande. La dispercezione corporea infatti, nell’ambito dei disturbi alimentari, costituisce uno dei nuclei psicopatologici più dolorosi e resistenti alle terapie. 

Per concludere

La Dottoressa Collevecchio porta avanti l’idea che l’allontanamento progressivo da una corporeità reale e tangibile potrebbe condurre ad un aumento dei casi di dispercezione corporea. Il corpo (come entità reale e tangibile, non come idealizzazione rispetto agli standard attuali) si pone alla base delle relazioni interpersonali e le influenza.

La creazione del Metaverso porta con sé delle implicazioni che non possiamo sottovalutare ma che ci spingono, sempre di più, a prendere una maggiore consapevolezza dell’ambiente sociale in cui viviamo e dei suoi meccanismi.

L’articolo è stato scritto da Celeste Bucaioni e Chiara Serra, volontarie dell’Associazione

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