Dal 26 al 30 maggio Animenta è salpata in mare con il progetto I Sea You, organizzato con Tender to Nave Italia. In questi giorni al largo, ragazzi e ragazze hanno avuto modo di sperimentare un sé in un ambiente diverso dal solito, ma protetto e sicuro. Ecco alcune delle loro risposte ad una nostra intervista.
Qual è stata la scoperta più importante che hai fatto su di te durante questi giorni in mare?
A. L. “Ho imparato che posso mostrare le mie emozioni e che se lo faccio le altre persone non mi tratteranno male o mi faranno sentire sbagliatə. Ho imparato a esserci davvero, a connettermi con i miei bisogni e con l’altrə. Ho provato amore in mille modi diversi per le persone del gruppo e ho capito che amarle significa anche lasciarle andare e che non soccomberó per il distacco. Ho scoperto che ho tanta luce da donare e che mi riempie.”
M. “Mi sono riscoperta amata, vista, riconosciuta. Ho scoperto come sia bello vivere di relazioni autentiche, non autocensurarsi per paura del giudizio delle persone, perché anche loro vivono delle sofferenze più o meno tacite. Quindi evito di avere un basso profilo e cerco di essere autentica il più possibile, superando la vergogna di essere me stessa. In teatro si dice: “Essere credibili, non probabili”. Ho scoperto di essere forte, fisicamente e mentalmente, grazie anche alla possibilità che mi dò di contattare il mio mondo emotivo. Poi il gruppo, la sua forza, la connessione che crea e il fatto che la condivisione amplifica gli effetti benefici e diluisce la sofferenza perché diventa un peso distribuito senza addossarlo.”
A. “La scoperta significativa che ho fatto su di me è che posso restare. Restare in spazi stretti, restare
nelle emozioni, nelle relazioni, nell’incertezza, senza cercare subito una via di fuga. Salire su quella
nave rappresentava anche questa sfida: accettare di ‘sostare’, di ascoltarmi e di lasciarmi
attraversare da ciò che emergeva. Ho scoperto che posso rimanere presente anche quando ciò che
provo è scomodo, senza doverlo allontanare o controllare.”
Cosa porterai con te del progetto I Sea You una volta tornat* a casa?
A. L. “Porterò la mia luce, la comunicazione dei miei bisogni con trasparenza, il rispetto dei miei confini, la forza nell’affrontare le incombenze quotidiane e nel ricordarmi di espormi anche solo ad un pochino di discomfort quotidiano.”
M. “Nelle mie giornate porterò la volontà di costruire un arredamento affettivo stabile e funzionale per me, scegliere le ‘mie’ persone, amarle e accettarle, vivere con loro esperienze autentiche, vere, genuine. Proverò anche ad essere grata delle piccole cose, che sono piccoli grandi doni che accompagnano la mia vita. E come ho imparato dalla vita sulla nave, ogni cosa, bella o brutta, ha il suo senso nella catena degli eventi. Cercherò di attenermi al reale, come in tutte le attività nautiche svolte, perché a volte soffro più per la mia immaginazione che per la realtà, quindi ancorare i piedi a terra, può essermi utile a vivere con serenità spogliandomi delle finzioni, senza però rinunciare ai miei sogni.”
A. “Porto con me una nuova idea dei nodi. Ho sempre pensato ai nodi come a qualcosa da sciogliere, a
problemi o blocchi da eliminare. In questi giorni ho scoperto che non è sempre così. Sulla nave ho
visto che i nodi servono anche a tenere insieme, a sostenere, a permettere alle vele di restare al loro
posto e alla barca di navigare. Porterò con me questa consapevolezza: non tutto ciò che è intrecciato
nella nostra vita va necessariamente sciolto. Alcuni nodi raccontano legami, esperienze e parti di
noi che meritano di essere accolte.”
Se dovessi raccontare questa esperienza con una sola immagine o una parola, quale sceglieresti e perché?
A. L. “Sceglierei l’immagine di una lacrima, perché è attraverso le mie lacrime e quelle che ho visto scorrere, asciugato, accolto e sorretto nel volto dell’altrə, che sto iniziando a sentirmi e a rifiorire”
M. “In una frase che è anche un’immagine: il principio di tutto non è un Io assoluto, ma è la Relazione. E mettere a tacere la sofferenza è come andare sottocoperta mentre la tempesta è fuori. Io credo che sia la Relazione a pacificarci, a permetterci di uscire da quella prigione ed andare là fuori, perché da soli sappiamo anche che parte vogliamo stare ma poi a starci ci vuole coraggio, buon umore e la buona compagnia.”
A. “Se dovessi scegliere un’immagine, sceglierei il mare aperto. Perché il mare non permette di controllare tutto: ci invita ad affidarci, ad accogliere il movimento delle onde e a scoprire che possiamo navigare anche quando non vediamo chiaramente la direzione.”
I Sea You si è concluso, ma ciò che è stato provato e appreso non lascerà mai il cuore e l’anima di chi è salpat* con Animenta. E che “Buon vento” sia per ogni esperienza della vita.




