L’iperattività rappresenta uno dei sintomi distintivi e più complessi dell’anoressia nervosa, riconosciuto ufficialmente nel DSM-5 come caratteristica clinica di questo disturbo alimentare.
Il disturbo alimentare dell’anoressia nervosa si manifesta con una drastica perdita di peso, una paura intensa di aumentare di peso e un rapporto distorto con la propria immagine corporea, che porta a comportamenti di restrizione e a una percezione alterata delle proprie dimensioni.
L’iperattività, quindi, è un comportamento che va oltre il semplice esercizio fisico: si tratta di un’attività motoria compulsiva, eccessiva e spesso incontrollata. Questo tipo di esercizio non è motivato dal desiderio di migliorare la salute o di praticare attività ricreative, ma diventa una componente compulsiva che occupa gran parte della giornata, anche in condizioni di grave sottopeso o di danno fisico. La caratteristica distintiva dell’iperattività è il suo carattere obbligatorio e compulsivo: i pazienti provano un senso di disagio, vergogna o colpa se non si esercitano, e questa sensazione li spinge a continuare nonostante i rischi per la salute.
Caratteristiche e manifestazioni dell’iperattività
L’iperattività si differenzia dall’attività fisica volontaria e piacevole per diversi aspetti fondamentali.
Mentre un’attività motoria sana e divertente è tipicamente associata a sensazioni di benessere e soddisfazione, nell’iperattività essa è percepita come una costrizione o un obbligo. In particolare, si evidenziano i seguenti tratti:
- Senso di essere “guidati” o “costretti” a svolgere attività fisica, spesso senza un reale desiderio personale.
- Priorità assoluta all’esercizio fisico, che può prevalere su altri bisogni fondamentali come la socializzazione, il riposo o il mantenimento delle relazioni interpersonali.
- Impossibilità di interrompere o ridurre l’attività anche in presenza di conseguenze dannose, come un grave sottopeso, lesioni muscolari o scheletriche, o in situazioni di emergenza medica.
L’iperattività può essere classificata in due modalità principali, in base alla funzione che svolge nel comportamento del soggetto:
- Compensatoria: l’attività motoria viene usata come strumento per “bruciare” le calorie in eccesso, sia come risposta a episodi di abbuffata percepiti come inappropriati, sia come precauzione preventiva prima dei pasti, con l’obiettivo di mantenere il peso sotto controllo.
- Non compensatoria: l’attività fisica serve più che altro a modulare le emozioni spiacevoli, come ansia, depressione o senso di colpa, rappresentando un tentativo di autoregolazione emotiva piuttosto che un metodo di controllo del peso.
L’Iperattività come fattore di mantenimento del disturbo alimentare
Uno dei principali fattori che contribuiscono alla persistenza dell’anoressia nervosa è proprio l’iperattività, la quale spesso si insidia come un comportamento automatizzato che il paziente non riconosce come problematico. In fase iniziale, molti soggetti non si rendono conto dell’entità del proprio comportamento, considerandolo una strategia efficace per gestire l’ansia o per mantenere il controllo. Questa mancanza di consapevolezza rende difficile il processo terapeutico, in quanto l’iperattività può essere percepita come un’attività “necessaria” o “normale”.
Per affrontare questa complessità, è fondamentale sviluppare strumenti terapeutici mirati alla gestione dell’iperattività, con l’obiettivo di ridurne la frequenza e l’intensità. Solo così si può facilitare il recupero del peso corporeo e affrontare in modo più efficace il quadro complessivo del disturbo dell’alimentazione.
Interventi terapeutici e il protocollo LEAP
Tra le strategie innovative si inserisce il protocollo LEAP (Loughborough Eating Disorders Activity Program), sviluppato presso l’Università di Loughborough nel Regno Unito. Si tratta di un intervento basato su principi cognitivo-comportamentali, erogato in gruppo. Esso si è dimostrato efficace nel trattare l’iperattività nei pazienti con disturbi dell’alimentazione. Dopo un processo di adattamento e personalizzazione, il protocollo LEAP è stato applicato anche nel reparto di disturbi dell’alimentazione dell’Ospedale Maria Luigia di Parma.
Il trattamento LEAP per l’iperattività è strutturato in un ciclo di otto settimane, con incontri di gruppo bisettimanali. L’obiettivo principale è quello di aiutare i pazienti a esplorare e modificare i propri schemi di pensiero riguardanti l’attività fisica, identificando credenze disfunzionali che alimentano il comportamento compulsivo. Attraverso il gruppo, i partecipanti apprendono a sviluppare una maggiore consapevolezza emotiva e a trovare modalità più sane di gestire le proprie emozioni, riducendo gradualmente l’atteggiamento obbligatorio nei confronti dell’esercizio fisico.
È importante sottolineare che durante il percorso terapeutico non si richiede ai pazienti di interrompere immediatamente l’attività fisica. L’approccio mira a una modifica graduale, favorendo la sostituzione di comportamenti disfunzionali con altri più adattivi, rafforzando l’autostima e il senso di autoefficacia. L’obiettivo finale è promuovere un rapporto più equilibrato con il movimento e il corpo, riducendo i rischi fisici e migliorando la qualità della vita.
L’efficacia del protocollo LEAP, testata in due cicli di trattamento nel 2017, ha mostrato risultati promettenti, con una riduzione significativa dell’iperattività e un miglioramento generale del benessere psicologico dei partecipanti. Questi risultati sono stati presentati al congresso della SISDCA nel 2018, con l’auspicio di sviluppare ulteriori studi e perfezionamenti di questa metodica.
L’articolo è stato scritto da Giovanna, volontaria dell’Associazione




