Costruire e mantenere legami sociali non è solo una questione di preferenza personale, ma un pilastro determinante per la salute fisica, mentale e il benessere complessivo. Nonostante questa importanza vitale, circa il 25% degli anziani vive in una condizione di isolamento e il 15% degli adolescenti soffre a causa della solitudine.
La solitudine è lo stato di chi è solo, è un’esperienza psicologica ed emotiva. Viene definita come il senso di angoscia che nasce dalla discrepanza tra le relazioni che una persona desidera avere e quelle che percepisce di avere effettivamente.
L’isolamento sociale è la carenza misurabile di contatti, quando una persona ha pochi ruoli sociali, scarse interazioni frequenti o una rete limitata di affiliazioni a gruppi.
Essi possono essere un’arma a doppio taglio: possono essere un modo per riflettere e per scoprire parti intime di noi, ma se non si sanno regolare possono diventare una condizione che indebolisce il sistema immunitario e aumenta il rischio di depressione e mortalità precoce.
La solitudine: una condizione globale
La solitudine è un fattore che ha scatenato l’attenzione di tutto il mondo e un passaggio fondamentale è stato il riconoscimento della stessa come determinante di salute, paragonabile ai fattori di rischio clinici tradizionali. La Commissione per la Connessione Sociale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha rivelato che 1 persona su 6 nel mondo soffre di solitudine, con conseguenza di circa 100 decessi ogni ora, ovvero più di 871.000 all’anno.
Il Regno Unito è stato il primo che nel 2018 ha istituito il primo Ministero della Solitudine. La strategia “A Connected Society” ha introdotto il social prescribing (prescrizione di attività sociali accanto ai farmaci) e il monitoraggio costante. Successivamente il Giappone, nel 2021, ha nominato un ministro dedicato per affrontare il fenomeno dell’hikikomori, la prevenzione del suicidio e l’isolamento degli anziani. Infine, Surgeon General degli Stati Uniti ha ufficializzato nel 2023 un’allerta nazionale, equiparando l’isolamento sociale a una vera crisi di salute pubblica.
La situazione italiana
Nonostante i rimedi esteri, in Italia ci sono ancora delle falle nel sistema:
- Assenza nei piani di prevenzione: la solitudine non compare come indicatore specifico nei Piani Regionali della Prevenzione (2020–2025), restando un fenomeno “invisibile” per la sanità.
- Interventi indiretti: il supporto pubblico interviene quasi sempre solo all’interno di percorsi per la fragilità o la domiciliarità, trattando il sintomo (la vulnerabilità fisica), ma non la causa (l’isolamento relazionale).
- Il ritardo dei servizi formali: le reti pubbliche intervengono spesso quando il sintomo è già avanzato, lasciando il carico del sostegno quotidiano quasi interamente sulle spalle della famiglia.
Per trasformare la solitudine in una questione di cittadinanza attiva, è necessaria una strategia multidisciplinare che integri diversi ambiti:
- inserire figure dedicate nelle case della comunità
- Incentivare programmi di coabitazione intergenerazionale (es. giovani universitari e anziani soli)
- Finanziare gli spazi comuni (biblioteche, orti urbani, caffè sociali) come infrastrutture sociali
- Avviare campagne pubbliche per destigmatizzare la solitudine
Le statistiche: una diffusione preoccupante
I dati recenti dipingono un quadro preoccupante sulla diffusione della solitudine: si tratta di una vera e propria emergenza sociale e sanitaria, sia in Italia che in Europa.
Secondo i dati dell’ISTAT nel 2021, oltre un italiano su quattro (26,8%) sopra i 16 anni sperimenta una sensazione di isolamento. Per circa il 6,5%, questa condizione è cronica (“sempre o quasi sempre”). L’incidenza aumenta drasticamente con l’età, raggiungendo il 38,5%. Chi abita da solo è il soggetto più a rischio: quasi un individuo su due (47%) soffre la mancanza di legami.
I dati dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) mettono in luce un isolamento strutturale: il 14% degli anziani vive in un isolamento relazionale totale e il 73% non frequenta centri di aggregazione, parrocchie o circoli.
L’Italia non è un caso isolato. Le rilevazioni della Commissione Europea (JRC) confermano che la solitudine è una questione continentale: il 13% dei cittadini europei si sente solo per la maggior parte del tempo e il 35% vive questa sensazione almeno occasionalmente.
Questi dati mostrano come l’isolamento sociale non è solo un disagio emotivo, ma un vero rischio per la salute; infatti è particolarmente pericoloso poiché funziona infatti come un acceleratore per malattie serie come il decadimento cognitivo e l’insorgenza della depressione e dell’ansia.
17 interventi per prevenire o trattare la solitudine
Attraverso uno studio si sono identificati 17 modi per prevenire o trattare la solitudine. Questi sono suddivisi in due categorie: gli interventi a livello individuale e di gruppo e le strategie a livello di popolazione e sistema.
Gli interventi a livello individuale e di gruppo sono:
- Formazione sulle abilità sociali: insegnare alle persone come interagire meglio.
- Supporto sociale: fornire assistenza attraverso reti di volontari o professionisti.
- Opportunità di interazione sociale: creare spazi o eventi (club o centri ricreativi) dove le persone possano incontrarsi.
- Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT): interventi mirati a correggere i pensieri disfunzionali legati alla solitudine
- Pet therapy: uso di animali da compagnia per ridurre il senso di isolamento.
- Attività ricreative: programmi di gruppo come sport, arte o giardinaggio.
- Mentoring e programmi intergenerazionali: come il progetto Experience Corps dove gli anziani fanno da tutor ai bambini nelle scuole.
Le strategie a livello di popolazione e sistema sono:
- Pianificazione urbana e design degli spazi pubblici: progettare parchi e piazze che incoraggiano l’incontro tra persone.
- Trasporti pubblici accessibili: garantire che le persone (specialmente anziani o disabili) possano raggiungere i luoghi di socializzazione.
- Politiche abitative co-housing: creare ambienti abitativi condivisi.
- Social Prescribing: i medici di base indirizzano i pazienti ad attività comunitarie.
- Campagne di salute pubblica contro lo stigma: sensibilizzare la popolazione per ridurre la vergogna della solitudine.
- Digital Literacy (Alfabetizzazione digitale): insegnare l’uso della tecnologia per mantenere i contatti, evitando però l’uso passivo dei social media.
- Interventi sul posto di lavoro: politiche aziendali che promuovano il benessere sociale dei dipendenti.
- Sostegno al volontariato: incentivare la partecipazione dei cittadini ad attività di aiuto nella comunità.
- Monitoraggio e sorveglianza: utilizzare i sistemi sanitari per identificare precocemente le persone a rischio solitudine.
- Leadership e coordinamento multisettoriale: il ruolo del sistema sanitario per unire scuola, urbanistica e sanità nella lotta all’isolamento.
L’articolo è stato scritto da Elisa, volontaria dell’Associazione




