Il ruolo del trauma nello sviluppo di un DCA

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I Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) sono patologie psichiche complesse, caratterizzate da un’eziologia multifattoriale, risultato dell’interazione tra fattori biologici, psicologici e sociali. Tra i diversi fattori di rischio, la letteratura scientifica evidenzia un ruolo sempre più rilevante del trauma, in particolare quello vissuto in età evolutiva, nell’insorgenza e nel mantenimento di queste psicopatologie.
Ma cosa intendiamo per “trauma”?

Che cos’è il trauma?

Il trauma può essere definito come un’esperienza che minaccia l’integrità fisica o psicologica dell’individuo e che supera la sua capacità di elaborazione e di coping (American Psychiatric Association, 2013). Non si tratta solo di eventi estremi, ma anche di esperienze relazionali ripetute nel tempo.

Tra le forme più comuni troviamo:

  • abuso fisico, sessuale o emotivo
  • trascuratezza (neglect)
  • esposizione a violenza domestica
  • bullismo o umiliazione
  • contesti familiari disfunzionali

È importante sottolineare che il trauma non è definito solo dall’evento in sé, ma anche da come viene vissuto e interiorizzato dalla persona.

Il legame tra trauma e disturbi alimentari

Numerosi studi hanno evidenziato una forte associazione tra esperienze traumatiche e sviluppo di DCA. Ad esempio, diverse ricerche indicano che le persone con disturbi alimentari riportano tassi
significativamente più elevati di trauma rispetto alla popolazione generale (Brewerton, 2007).

In particolare, il trauma infantile è stato associato a un aumento del rischio di sviluppare comportamenti alimentari disfunzionali, soprattutto in adolescenza e giovane età adulta (Molendijk et al., 2017).

Una meta-analisi di Caslini et al. ha evidenziato che tutte le forme di abuso (fisico, emotivo e sessuale) sono significativamente correlate ai disturbi alimentari, con associazioni particolarmente forti per la bulimia nervosa e il binge eating disorder. Inoltre, studi recenti mostrano che:

  • le persone con DCA presentano più frequentemente storie di traumi multipli
  • il trauma è associato a maggiore gravità sintomatologica
  • la presenza di trauma è collegata a peggiori esiti terapeutici (Trottier & MacDonald, 2017)

In che modo il trauma influisce sul comportamento alimentare?

Il trauma non causa direttamente un disturbo alimentare, ma contribuisce a creare una vulnerabilità psicologica che può esprimersi attraverso il rapporto con il cibo e con il corpo.

Le esperienze traumatiche compromettono la capacità di riconoscere e gestire le emozioni. Il comportamento alimentare può diventare una strategia di regolazione:

  • la restrizione può servire a ridurre o “spegnere” le emozioni
  • le abbuffate possono rappresentare un tentativo di gestire stati di angoscia
  • le condotte di eliminazione possono ridurre temporaneamente la tensione

Il trauma, in particolare quello relazionale o sessuale, può alterare profondamente la percezione del corpo, traducendosi in senso di estraneità, vergogna, disgusto, bisogno di controllo o di disconnessione. Il corpo può diventare il luogo in cui si esprime il trauma non elaborato. Le esperienze traumatiche, soprattutto se precoci, possono influenzare negativamente autostima, senso di valore personale e percezione del sé. Questo aumenta il rischio di sviluppare insoddisfazione corporea e comportamenti alimentari disfunzionali.

Trauma e tipologie di DCA

Il legame tra trauma e disturbi alimentari non è uniforme, ma varia in base al tipo di disturbo.

Bulimia nervosa e Binge Eating Disorder sembrano maggiormente associati a storie traumatiche, mentre l’anoressia nervosa presenta una maggiore associazione col trauma rispetto alla forma restrittiva (Trottier & MacDonald, 2017; Caslini et al., 2016).

Il ruolo del trauma nelle relazioni familiari

Le esperienze traumatiche si inseriscono spesso all’interno di contesti relazionali complessi, risultando spesso legate alle relazioni significative.

Un ambiente familiare caratterizzato da invalidazione emotiva, scarsa sintonizzazione affettiva, conflitti o imprevedibilità, ipercontrollo o trascuratezza può contribuire a creare condizioni di vulnerabilità.

In questa prospettiva, il sintomo alimentare può essere letto come una strategia di adattamento, un tentativo di comunicare il proprio disagio o una modalità per regolare le emozioni.

Cosa è importante fare?

Riconoscere il ruolo del trauma nei DCA ha importanti implicazioni cliniche e preventive:

  • Integrare la valutazione delle esperienze traumatiche: è fondamentale esplorare la storia di vita della persona, includendo eventuali esperienze traumatiche, senza ridurre il disturbo al solo comportamento alimentare.
  • Promuovere interventi trauma-informed: gli interventi devono tener conto della presenza di eventi traumatici, implementando il lavoro sul sintomo alimentare con strategie di regolazione emotiva, elaborazione e ri-narrazione, favorendo la sicurezza relazionale.
  • Favorire un ambiente relazionale sicuro: relazioni accoglienti, empatiche e non giudicanti rappresentano un fattore protettivo fondamentale sia in ambito familiare che terapeutico.

Conclusioni

Il trauma rappresenta un importante fattore di rischio per lo sviluppo dei disturbi del comportamento alimentare, ma non costituisce una causa unica o deterministica. Piuttosto, contribuisce a costruire una vulnerabilità che può esprimersi attraverso il corpo e il comportamento alimentare.

Comprendere il legame tra trauma e DCA consente di adottare una visione più ampia e integrata del disturbo, superando una lettura centrata esclusivamente sul cibo e aprendo a interventi più profondi ed efficaci.

Fonti

  • American Psychiatric Association (2013). DSM-5.
  • Brewerton, T. D. (2007). Eating disorders, trauma, and comorbidity.
  • Caslini, M., et al. (2016). Childhood abuse in eating disorders: A systematic review and meta-analysis. Psychological Medicine, 46(11), 2257–2268.
  • Molendijk, M. L., et al. (2017). Childhood maltreatment and eating disorder pathology: A meta-analysis.
  • Trottier, K., & MacDonald, D. E. (2017). Update on psychological trauma, other severe adverse experiences and eating disorders.

L’articolo è stato scritto da Elisa, volontaria dell’Associazione

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