Ogni giorno scorriamo decine di video intitolati “What I eat in a day”. Colazioni perfette, snack bilanciati, pranzi colorati e cene apparentemente impeccabili. Sembrano contenuti innocui, persino d’ispirazione. Eppure, dietro quella che appare come una semplice condivisione della propria alimentazione quotidiana, si nasconde spesso un messaggio molto più complesso.
Quando il cibo viene trasformato in contenuto smette di raccontare soltanto una giornata e inizia, consapevolmente o meno, a trasmettere un modello da imitare. Ma ha davvero senso confrontare ciò che mangiamo con ciò che mostra uno sconosciuto su internet?
Perché i “What I eat in a day” ci attirano così tanto?
I social funzionano attraverso modelli semplici, veloci e facilmente replicabili. I video What I eat in a day sembrano offrire proprio questo: una risposta immediata a una domanda che molte persone si pongono ogni giorno. Sto mangiando nel modo giusto?
È naturale cercare punti di riferimento, soprattutto in una società che parla continuamente di alimentazione, forma fisica, benessere e salute. Il problema nasce quando questi contenuti vengono percepiti come esempi universali anziché come frammenti della vita di una singola persona.
Negli ultimi anni, inoltre, questo format è diventato sempre più diffuso. Non sono più soltanto influencer a pubblicarli, ma anche creator che si presentano come atlet*, student* di medicina, nutrizionist*, persone guarite da un disturbo alimentare o semplicemente individui che hanno perso peso. L’identità di chi parla diventa così una forma di legittimazione.
Uno studio di Topham e Smith (2023), che ha analizzato 84 video pubblicati su YouTube, ha evidenziato come molte informazioni scorrette vengano presentate utilizzando richiami all’esperienza personale e alla credibilità scientifica, rendendo difficile distinguere i consigli affidabili dalla disinformazione.
Il rischio è iniziare a credere che esista un modo “giusto” di mangiare e che basti copiare il piatto di qualcun altro per ottenere lo stesso risultato. Ma il nostro rapporto con il cibo non può essere ridotto a un format di pochi secondi.
Cosa non vediamo dietro uno schermo
Ogni persona ha un corpo diverso, una storia diversa e bisogni nutrizionali differenti. Eppure, quando guardiamo questi video, tendiamo a dimenticarlo.
Non vediamo il metabolismo di quella persona, il suo stato di salute, il livello di attività fisica, eventuali patologie, il supporto di professionist* o ciò che mangia negli altri giorni della settimana. Vediamo soltanto una selezione accurata di immagini.
Questo è ancora più delicato per adolescenti e giovani adult*, che stanno costruendo la propria identità e il proprio rapporto con il corpo. In chi vive una vulnerabilità verso i disturbi alimentari, questi contenuti possono alimentare confronti continui, sensi di colpa, rigidità e la convinzione che il proprio modo di mangiare sia “sbagliato”.
Vale allora la pena fermarsi e porsi qualche domanda:
- Quel video rappresenta davvero una giornata qualunque?
- Chi lo ha pubblicato ha competenze per dare consigli sull’alimentazione?
- Sta raccontando la propria esperienza o sta cercando di proporre un modello da seguire?
- C’è un prodotto da vendere? Chi trae beneficio dalla pubblicazione di quel contenuto?
Sviluppare uno sguardo critico non significa smettere di usare i social, ma imparare a riconoscere che ciò che vediamo online è spesso una narrazione costruita. E che il nostro valore non dipende da quanto il nostro piatto assomigli a quello di qualcun altro.
Dovresti preoccuparti di cosa mangiano gli altri in un giorno?
Probabilmente no.
Può essere interessante conoscere ricette, trovare idee o lasciarsi ispirare da nuovi sapori. Ma quando il contenuto smette di essere una semplice condivisione e diventa un parametro con cui misurare il proprio corpo o il proprio modo di mangiare, è il momento di fare un passo indietro.
Il rapporto con il cibo è personale, complesso e influenzato da moltissimi fattori che il video di uno sconosciuto su Internet non può mostrare. Più che chiederci cosa mangiano gli altri in un giorno, forse vale la pena domandarci: di cosa ha bisogno oggi il nostro corpo?
L’articolo è stato scritto da Camilla, volontaria dell’Associazione




