Il terzo giorno dell’Animenta Camp ci invita ad andare oltre.
Scoprire l’Oltre all’Animenta Camp
Oltre il cibo. Oltre quello che vediamo sui social. Oltre quello che sentiamo dagli altri. Oltre quella voce che, a volte, continua a giudicarci anche quando tutto il resto tace.
Ci fermiamo davanti a un alimento e proviamo a guardarlo con occhi diversi.
Cerchiamo di associare un colore, un suono, un emozione a un alimento o a una preparazione.
E il cibo diventa così un ricordo, una cucina di casa, una persona cara, uno sguardo d’intesa che parla di una scelta.
Aprirsi alla possibilità di cambiarne il significato.

Alcune ragazze sono entusiaste, vogliono vedere quei cavalli da vicino dal primo momento in cui sono arrivate. Altre ci si avvicinano con un pò di timore. C’è chi osserva da lontano e chi allunga la mano con cautela. Poi arriva una carezza. Un pezzo di pane raffermo offerto con delicatezza.
E proprio quel pane raffermo, che poco prima avevamo offerto agli animali, torna anche nel laboratorio del pomeriggio.
Mirko ci racconta il suo Ecoforno Circolare, Culetti, nato dal desiderio di dare una nuova possibilità a quel pane che ogni giorno altrimenti andrebbe buttato.
Dopo averci parlato del suo lavoro, di come è nata la sua passione, ci fa entrare negli ingredienti. Poi ci invita a mettere le mani in pasta.
Andiamo oltre anche ai confini dell’agriturismo che ci ospita. Conosciamo così gli animali che lo ospitano. O meglio, come ci hanno raccontato fin dal primo giorno, che sono qua in pensione dopo una vita di lavoro e sfruttamento.
Andiamo oltre i nostri giudizi conoscendo il pane attraverso i sensi, uno alla volta: il tatto che lo modello, l’olfatto che lo riconosce, la vista che ne segue la forma che cambia… e infine il gusto, quello che resta sempre il nemico più grande.

Scoprirsi attraverso il teatro
Chiudiamo la giornata ritrovando Elisa e il teatro. Ritorniamo a ciò che ci spinge sempre oltre i nostri sensi. Toccare con il peso di una piuma una nostra compagna mentre siamo a occhi chiusi. Modellarla come una statua che racconta una storia.
Questa volta ci viene chiesto di lasciare andare il controllo. Di chiudere gli occhi, affidarci all’altra e, allo stesso tempo, prenderci cura di chi abbiamo davanti. Bastano un gesto leggero, un contatto delicato, una mano che accompagna senza forzare.
È strano come, proprio quando smettiamo di guardare, iniziamo a sentire di più.
Sembra il filo che ha collegato tutta la giornata.
Andare oltre quello che vediamo. Oltre le etichette che diamo al cibo. Oltre un pezzo di pane che può diventare qualcosa di nuovo. Oltre lo sguardo con cui, troppo spesso, osserviamo noi stesse. Per esplorare le cose con un senso diverso dal solito per cambiarne il significato.
L’articolo è stato scritto da Francesca, volontaria dell’Associazione




