Ascoltare il nostro corpo per riconoscere  fame e sazietà 

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Ti è mai capitato di continuare a mangiare solo perché nel piatto era rimasto ancora qualcosa?  Oppure di sentirti sazi*, ma decidere comunque di finire la porzione perché sembrava un peccato lasciarla? 

Nella nostra quotidianità, le scelte alimentari non dipendono soltanto dalla fame e dalla sazietà. A  influenzarle intervengono anche fattori esterni, come le abitudini culturali, le regole apprese durante  l’infanzia e persino le dimensioni del piatto che abbiamo davanti. 

Comprendere come questi elementi condizionano il nostro comportamento può aiutarci a sviluppare  una maggiore consapevolezza del rapporto con il cibo e con i segnali che il corpo ci invia. 

Quando gli occhi influenzano ciò che mangiamo 

Da tempo la ricerca scientifica mostra che il modo in cui percepiamo il cibo non dipende soltanto  dalle sue caratteristiche nutrizionali, ma anche da ciò che vediamo con gli occhi. Uno degli studi più noti su questo tema è stato condotto da Brian Wansink e dai suoi collaboratori nel 2005. 

I ricercatori hanno invitato alcun* partecipanti a consumare una zuppa, lasciandoli liber* di mangiarne quanto desideravano. Una parte del gruppo ha ricevuto una normale ciotola, mentre l* altr* hanno mangiato da particolari contenitori collegati a un serbatoio nascosto che li riempiva lentamente e in modo quasi impercettibile. Le cosiddette “ciotole senza fondo” davano l’impressione che la quantità di zuppa diminuisse molto più lentamente del normale. 

I risultati sono stati sorprendenti. Le persone che utilizzavano le ciotole auto-riempienti hanno  consumato circa il 73% di zuppa in più rispetto a* altr* partecipanti. Eppure, una volta terminato il pasto, non ritenevano di aver mangiato di più né si sentivano significativamente più sazie

Questo studio suggerisce che spesso utilizziamo indizi visivi per regolare il nostro comportamento  alimentare. La quantità di cibo presente nel piatto, la sua dimensione o la percezione di quanto abbiamo già consumato possono influenzare le nostre decisioni più delle sensazioni provenienti dal corpo. In alcune situazioni, gli occhi sembrano avere un ruolo maggiore dello stomaco nel determinare quando iniziare o interrompere un pasto.

Fame e sazietà: segnali che meritano ascolto 

Nella vita quotidiana mangiamo spesso in ambienti ricchi di stimoli. Pranziamo davanti al  computer, guardiamo una serie televisiva durante la cena o consumiamo un pasto mentre siamo impegnati in una conversazione. In questi contesti può diventare più difficile prestare attenzione alle sensazioni corporee. 

Quando questo accade, è naturale affidarsi a regole esterne: finire ciò che abbiamo nel piatto, mangiare fino a quando il contenitore è vuoto o considerare una porzione prestabilita come la  quantità “giusta” per tutti. Tuttavia, i bisogni del corpo non sono uguali per ogni persona e possono variare anche nella stessa persona da un giorno all’altro.

Ascoltare fame e sazietà non significa seguire rigidamente ogni sensazione né raggiungere una forma di controllo perfetto. Significa piuttosto provare a riconoscere, con curiosità e senza  giudizio, i segnali che il corpo ci invia. Per alcune persone questo processo può risultare semplice, mentre per altre può essere più complesso. 

Chi vive o ha vissuto un Disturbo del Comportamento Alimentare (DCA) può sperimentare una maggiore difficoltà nel riconoscere questi segnali. Restrizioni, abbuffate, compensazioni o periodi prolungati di sofferenza possono alterare il rapporto con il corpo e con le sue sensazioni. Per questo motivo è importante evitare eccessive semplificazioni: non sempre è possibile “ascoltarsi” immediatamente e, talvolta, ritrovare fiducia nei propri segnali corporei richiede tempo e supporto medico adeguato. 

Imparare a riconoscere fame e sazietà 

Lo studio di Wansink ci ricorda che il nostro comportamento alimentare è influenzato da molti fattori, alcuni dei quali agiscono in modo quasi automatico. Le dimensioni di una porzione o di un contenitore possono incidere sulle nostre scelte più di quanto immaginiamo, portandoci talvolta a seguire segnali esterni invece che le sensazioni provenienti dal nostro corpo. 

Imparare a riconoscere fame e sazietà non significa raggiungere una perfezione alimentare, ma sviluppare un rapporto più consapevole, flessibile e gentile con i propri bisogni. Per chi vive un Disturbo del Comportamento Alimentare, questo percorso può essere particolarmente complesso e richiedere tempo, supporto e accompagnamento. 

È proprio in questo spazio che realtà come Animenta lavorano ogni giorno. Attraverso attività di  informazione, sensibilizzazione, supporto clinico e progetti di comunità, l’Associazione si impegna a  contrastare il silenzio e lo stigma che ancora circondano i disturbi alimentari, creando luoghi di  ascolto in cui le persone possano sentirsi accolte, viste e comprese. 

C’è una cosa importante da ricordare: non bisogna affrontare tutto questo da sol*. Anche quando il  percorso sembra lungo e faticoso, chiedere aiuto è possibile. 

Bibliografia 

Birch, L. L., McPheee, L., Shoba, B., Steinberg, L., & Krehbiel, R. (1987). “Clean up your plate”:  Effects of child feeding practices on the conditioning of meal size. Learning and Motivation, 18(3),  301–317. 

Polivy, J., Herman, C. P., Hackett, R., & Kuleshnyk, I. (1986). The effects of self-attention and  public attention on eating in restrained and unrestrained subjects. Journal of Personality and Social  Psychology, 50(6), 1253–1260. 

Rolls, B. J., Bell, E. A., & Waugh, B. A. (2000). Increasing the volume of a food by incorporating  air affects satiety in men. The American Journal of Clinical Nutrition, 72(2), 361–368. Schwarz, N. (1998). Warmer and More Social: Recent Developments in Cognitive Social  Psychology. Annual Review of Sociology, 24(1), 239–264. 

Wansink, B. (1996). Can package size accelerate usage volume? Journal of Marketing, 60(3), 1.  Wansink, B., Painter, J. E., & North, J. (2005). Bottomless Bowls: Why Visual Cues of Portion Size  May Influence Intake **. Obesity Research, 13(1), 93–100. 

Wansink, B., & Sobal, J. (2006). Mindless Eating: The 200 daily food decisions we overlook. SSRN  Electronic Journal.

L’articolo è stato scritto da Camilla, volontaria dell’Associazione

Contenuto a cura di Animenta

PASTA DI SEMOLA DI GRANO DURO LUCANO

Rasckatielli

Pasta Secca 500g

Ingredienti: Semola di Grano Duro Lucano del Parco Nazionale del Pollino, Acqua.

Tracce di Glutine.

Valori Nutrizionali

(valori medi per 100g di prodotto)

Valore energetico

306,5 kcal
1302 kj

Proteine

13,00 g

Carboidrati

67,2 g

Grassi

0,5 g

Prodotto e Confezionato da G.F.sas di Focaraccio Giuseppe
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